Comunicato stampa - 2 maggio, 2007
Nella settimana in cui l'IPCC presenterà il suo documento sulle misure da adottare per mitigare il cambiamento climatico, un nuovo rapporto – "I costi economici dell'energia nucleare" – commissionato da Greenpeace e pubblicato da un team internazionale di economisti ed esperti di energia, dimostra in maniera incisiva che l'energia nucleare non è né una soluzione pratica né economicamente sostenibile.
Centrale nucleare in Belgio.
Secondo il rapporto, la costruzione di una centrale nucleare può
superare del 300 per cento il budget previsto e, in media,
impiegare quattro anni in più per la costruzione rispetto a quelli
pianificati. Il rapporto esamina le ragioni degli enormi ritardi e
dei costi eccedenti comuni ai progetti di costruzione di energia
nucleare, ed esprime preoccupazione sulla sicurezza e affidabilità
delle nuove tecnologie. Questi i punti salienti del rapporto:
- di paese in paese, la costruzione di una centrale nucleare ha
sempre superato in maniera cospicua il budget previsto;
- i lunghi periodi di costruzione sono sintomatici di una serie
di problemi, incluso il fatto di dovere affrontare la costruzione
di reattori dalla progettazione sempre più complessa;
- tenendo conto delle enormi sovvenzioni richieste, di prezzi
elevati e non competitivi dell'energia, della scarsa affidabilità e
del serio rischio di costi eccedenti in modo sproporzionato,
l'energia nucleare non ha alcuna chance di essere economicamente
sostenibile per i paesi interessati a un approvvigionamento
competitivo di energia;
-
- restano preoccupazioni significative e diffuse sulla sicurezza
di base, sullo smaltimento dei rifiuti e sullo smantellamento degli
impianti esistenti;
- esistono perplessità simili sulle nuove, non ancora provate
tecnologie nucleari.
-
Un chiaro esempio di questi problemi è la costruzione in corso a
Okiluoto, in Finlandia, di un reattore europeo pressurizzato ad
acqua (EPR) di nuova generazione - il primo reattore di questo tipo
- che dopo soli diciotto mesi di costruzione ha già accumulato un
ritardo di diciotto mesi sul programma, superando già adesso il
budget previsto di 700 milioni di euro. Anche in un mercato
totalmente liberalizzato come quello degli Usa, il governo ha
stanziato forti sussidi economici per la mancanza di sufficienti
investimenti privati da oltre venti anni.
"L'industria nucleare non ha mai mantenuto le promesse fatte
riguardo alla sua capacità di far fronte ai bisogni energetici",
spiega uno degli autori del rapporto, Stefan Thomas, professore di
Politiche energetiche all'Università di Greenwich: "Finora la
storia dimostra il disastroso fallimento del nucleare: decidere la
costruzione di nuovi reattori eliminerebbe la possibilità di
effettuare gli investimenti necessari in tecnologie rinnovabili ed
efficienza energetica, per rispondere ai futuri bisogni di energia
in modo economicamente e ambientalmente sostenibile".
"Questa analisi indipendente fa cadere il mito che l'energia
nucleare è una fonte possibile e sostenibile di energia e indica
chiaramente che i suoi conti non quadrano", dichiara Giuseppe
Onufrio, direttore campagne Greenpeace Italia: "Queste conclusioni
mostrano che l'energia nucleare non è niente di più che una
pericolosa e costosa distrazione dalle soluzione reali per il
cambiamento climatico. Esistono alternative più economiche, più
sicure, più efficaci quali le fonti di energia rinnovabile e lo
sviluppo di misure di efficienza energetica, come è indicato nel
piano Energy Revolution* di Greenpeace".
Il rapporto, inoltre, è sostenuto da una recente analisi
condotta dal World Energy Council, che ha mostrato che i tempi per
completare la costruzione di reattori nucleari è aumentato da 66
mesi nella metà degli anni Settanta, a 116 mesi (quasi dieci anni)
per quelli costruiti fra il 1995 e il 2000. Questi ritardi enormi
evidenziano il fatto che l'energia nucleare contribuirà troppo poco
e troppo tardi alla sfida per affrontare il cambiamento climatico.
Un recente rapporto diffuso dallo statunitense Council on Foreign
Relations rende noto che gli Usa ora possiedono 103 reattori
nucleari in funzione e che anche prolungando di vent'anni il loro
ciclo di vita, tutti i reattori esistenti probabilmente dovranno
essere smantellati entro metà del secolo. Per sostituire i reattori
esistenti negli Usa, dovrebbe essere costruito un nuovo impianto
ogni quattro o cinque mesi nei prossimi quarant'anni.