Comunicato stampa - 20 gennaio, 2005
Si riapre per l'ennesima volta la discussione sulla necessità per l'Italia di investire sull'energia nucleare. Secondo Greenpeace, però, gli esponenti del governo e dell'opposizione che avanzano questa proposta omettono innanzitutto di rispondere a una questione di fondo: cosa ne facciamo delle scorie?
Si riapre, in Italia, la discussione sul nucleare come soluzione possibile al problema del fabbisogno energetico, ma rimane sullo sfondo la questione drammatica dello smaltimento delle scorie.
"Nel mondo esiste un solo sito geologico per lo smaltimento
finale delle scorie nucleari, negli Stati Uniti, mentre paesi come
Francia e Gran Bretagna sono ancora in fase di studio e
sperimentazione. La Gran Bretagna, intanto, ha approvato linee
guida che prevedono di non accettare rifiuti radioattivi stranieri
al di fuori del riprocessamento, così come intende fare anche la
Francia.
Le scorie già riprocessate in questi Paesi devono tornare in
Italia per la loro collocazione definitiva. Dove le metteremo?" si
chiede Roberto Ferrigno, direttore delle campagne di Greenpeace.
Entro il 9 gennaio 2005, secondo la legge n. 368 del 24/12/03 (il
cosiddetto decreto Scanzano), il commissario straordinario di
governo per "l'emergenza rifiuti radioattivi", generale Carlo Jean,
avrebbe dovuto individuare un sito unico nazionale di deposito.
Oggi, passati 11 giorni dalla scadenza dei termini di legge, nulla
si sa in proposito.
La stessa legge fa divieto di esportazione definitiva dei
materiali nucleari di III categoria (250 tonnellate che
rappresentano circa il 90% della radioattività delle scorie
esistenti). Al contrario di quanto stabilito dalla norma, i rifiuti
nucleari di maggiore pericolosità presenti sul territorio italiano
potranno andare all'estero: a dirlo è il decreto del ministro delle
attività produttive Antonio Marzano del 2 dicembre scorso. Ma dove?
I sostenitori della scelta nucleare, inoltre, mentono quando ne
sostengono l'economicità. "Un rapporto di Greenpeace evidenzia come
i costi dichiarati del nucleare non siano quelli reali non tenendo
conto, per esempio, dei sussidi alle imprese per ricerca e sviluppo
nel campo dell'energia nucleare a scapito di altre fonti:
nell'ultimo programma quadro per la ricerca europea, le tecnologie
nucleari hanno ricevuto più di 1,2 miliardi di euro, mentre le
energie rinnovabili solo 390 milioni di euro. L'industria nucleare
ha inoltre beneficiato di prestiti stanziati nel quadro el trattato
Euratom, per un totale di 3,2 miliardi di euro dal 1977" ricorda
Ferrigno. Nonostante ciò, in Europa crescono le rinnovabili: si
prevede l'installazione di 75.000MW di eolico (l'equivalente della
produzione di 14 grandi centrali nucleari) entro il 2010,
triplicandone l'attuale potenza. Infine, secondo lo studio di
Greenpeace "Eolo o Plutonio?", a parità di investimenti, con
l'eolico si darebbe energia a 6,5 milioni di case, con il nucleare
a meno della metà.