Comunicato stampa - 21 maggio, 2007
Balene e delfini soffocati nelle reti e uccisi dall’impatto con le navi sono stati posizionati oggi dagli attivisti di Greenpeace nel centro di Berlino come forte richiamo alle minacce contro i cetacei, mentre manca una settimana appena all’incontro della International Whaling Commission (IWC) in Alaska.
Balene e delfini soffocati nelle reti e uccisi dall'impatto con le navi sono stati posizionati oggi dagli attivisti di Greenpeace nel centro di Berlino come forte richiamo alle minacce contro i cetacei, mentre manca una settimana appena all'incontro della International Whaling Commission (IWC) in Alaska.
Le balene e i delfini sono stati posizionati di fronte alla
Porta di Brandenburgo. Morti lungo le coste europee, gli esemplari
sono stati poi raccolti dagli attivisti di Greenpeace. Le cause del
decesso andavano dall'asfissia nelle reti da pesca,
all'inquinamento al rumore sottomarino. Alcuni degli esemplari
mostrano cicatrici procuratesi dallo scontro con i motori delle
imbarcazioni o con i coltelli dei pescatori. Una balena è morta
mentre stava partorendo.
"Trecentomila balene e delfini vengono soffocati ogni anno nelle
reti ed è impossibile calcolare quanti, oltre a questi, muoiono a
causa di inquinamento, urti con le navi, impatto dei sonar o a
causa dei cambiamenti climatici" ha detto Stefanie Werner, biologa
marina di Greenpeace. "Come è possibile che le nazioni aggiungano a
questo scempio anche la caccia alle balene?"
La prossima settimana, i rappresentanti di oltre 70 nazioni si
riuniranno ad Anchorage, in Alaska, per determinare il destino
delle grandi balene, sotto la crescente pressione a favore della
caccia di nazioni come Giappone, Islanda e Norvegia, che mirano a
far ripartire lo sfruttamento commerciale. Nei prossimi mesi,
nell'Oceano Pacifico, il governo giapponese sta, infatti, pensando
di catturare circa 900 balene, accrescere l'approvvigionamento di
pinne di balene già in pericolo fino a 50 e aggiungere altre 50
megattere alle quote fissate.
"I Governi che partecipano all'IWC devono prendere un impegno
serio per la difesa delle balene, non dell'industria baleniera"
aggiunge la Werner. "Lo stimolo a riprendere la caccia commerciale
è uno degli esempi più estremi dell'incapacità dei Governi di
proteggere i nostri oceani nella loro interezza. E' necessario
mandare un chiaro segnale che intendiamo prendere seriamente la
protezione degli oceani e i Governi possono iniziare a farlo
proprio all'IWC, difendendo la moratoria sulla caccia commerciale
delle balene e prendendo un impegno concreto per modernizzare la
stessa commissione" conclude la biologa di Greenpeace.
Balene e delfini sono animali essenziali per la salute
dell'oceano, ma la crescente pressione di una caccia eccessiva, dei
cambiamenti climatici e dell'inquinamento stanno minacciando tutti
gli oceani del pianeta e la stessa vita marina. Per colmo d'ironia,
domani si celebra la Giornata Mondiale della Biodiversità. Gli
scienziati di tutto il mondo hanno evidenziato un forte
collegamento tra la resilienza degli ecosistemi marini e la loro
ricchezza di specie. Le balene sono una componente essenziale di
questa biodiversità così disperatamente ricercata. Inoltre, molte
specie non si sono ancora riprese dalla devastazione della caccia
commerciale delle balene, ed il livello delle popolazioni di alcune
di queste, tra cui le balenottere minori in Antartide, è ancora
oggi sconosciuto, dimostrando ancora una volta come non ci sia
spazio per la caccia alle balene nel 21° secolo. Sono necessarie
delle serie misure per proteggere questi animali, la più importante
delle quali è la creazione di ampie riserve marine dove non venga
autorizzato alcun tipo di caccia.