Comunicato stampa - 2 febbraio, 2006
Greenpeace commenta il Rapporto Energia e Ambiente 2005 dell'Enea pubblicato oggi, che contiene una chiara mistificazione sui costi del nucleare. "Secondo una tabella del rapporto, l'elettricità da nucleare costerebbe due centesimi di euro al chilowattora. E' un'informazione del tutto infondata e se diffusa tra i risparmiatori potrebbe indurli a credere che il nucleare sia un buon investimento" commenta Pippo Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace.
Lo sfruttamento dell'energia nucleare per la produzione dell'energia elettrica è una scelta rischiosa che negli anni, incidente dopo incidente, disastro dopo disastro, ha dimostrato di non essere conveniente.
"Se il nucleare fosse così economico come si spiega che nei
paesi in cui il mercato è stato liberalizzato da tempo, Stati Uniti
e Gran Bretagna, gli investimenti privati languono e i governi
pensano di sussidiare pesantemente il nucleare?"
Greenpeace ricorda come nel 2005 su proposta
dell'amministrazione Bush il Congresso abbia approvato generosi
sussidi al nucleare: prestiti per l'80 per cento del costo di
costruzione e un contributo di 1,8 centesimi di dollaro per
chilowattora, quasi quanto il costo dell'elettricità da nucleare
stimato dagli autori del rapporto Enea. Le stime più ottimistiche
del costo attualizzato del chilowattora, quelle elaborate nel 2005
dal Dipartimento Usa dell'energia, ci dicono infatti esattamente il
contrario: il nucleare è la fonte più costosa, più del gas, del
carbone e dell'eolico. "Il nucleare risulta più costoso sia nel
breve periodo che nel lungo periodo (2025), con un costo che supera
i sei centesimi al chilowattora, il più alto tra tutte le fonti
energetiche, eolico compreso. Altro che due centesimi. Non
bariamo!" ribatte Onufrio.
Altri recenti studi del MIT (Massachusettes Institute of
Technology) e dell'Università di Chicago mostrano rapporti di costo
ancora più sfavorevoli al nucleare. Senza un'iniezione di denaro
pubblico, in sostanza, la sorte del nucleare negli Stati Uniti è
segnata e non per un referendum ma per mancanza di investitori
privati a causa degli eccessivi rischi di redditività degli
investimenti. Se l'industria nucleare va sovvenzionata in modo così
pesante nei Paesi in cui si è sviluppata non si capisce perché -
anche solo in termini economici - si debba porre il problema in
Italia. "Rispetto al costo del chilowattora prodotto da energia
nucleare va ricordato che il costo del risparmio è inferiore: le
analisi condotte sui programmi di efficienza e risparmio nei Paesi
dell'Ocse mostrano che nei due terzi dei casi i costi del
chilowattora risparmiato sono ben inferiori ai 6 centesimi" spiega
Onufrio. Dopo 60 anni di ricerca applicata del nucleare il problema
delle scorie rimane insoluto in tutta la sua drammaticità.
Notes: La tabella a cui fa riferimento Greenpeace sui costi del nucleare è pubblicata a pag. 471 del http://www.enea.it/com/web/pubblicazioni/REA_05/Analisi_05.pdf " target="_blank">Rapporto Enea, disponibile in rete.