Eolico. Greenpeace e Legambiente scrivono al ministro Pecoraro

Comunicato stampa - 5 ottobre, 2007
Le associazioni ambientaliste chiedono di fermare i due provvedimenti che ostacolano l’energia del vento

Impianto eolico. La crescita dell'eolico è stata notevole, se paragonata alle altre fonti rinnovabili: dal 1995 al 2005 la potenza installata nel mondo è cresciuta di dodici volte.

Due norme contro l'eolico, due decreti proposti dal Ministero

dell'Ambiente che rischiano di mortificare lo sviluppo dell'energia

pulita. A mettere in evidenza il paradosso di un Ministero dell'Ambiente

che si rende responsabile di provvedimenti contro le fonti rinnovabili

sono Walter Ganapini, presidente di Greenpeace e Roberto Della Seta,

presidente di Legambiente che all'onorevole Alfonso Pecoraro Scanio

hanno scritto una lettera preoccupata. "Egregio Ministro le scriviamo in

merito ad alcuni recenti provvedimenti che riguardano gli impianti eolici e che rappresentano, a nostro avviso, un segnale molto negativo nella prospettiva di diffusione di questa fonte energetica in Italia". Greenpeace e Legambiente puntano il dito contro il Decreto Legge 16 agosto 2006, n.251 in materia di conservazione della fauna selvatica che vieta la realizzazione di impianti nelle ZPS (zone a protezione speciale) e il Decreto Legislativo approvato il 12 Settembre 2007 che istituisce la Valutazione di Impatto ambientale nazionale per gli

impianti eolici di potenza superiore ai 20MW. Entrambe le norme sono

figlie del Ministero dell'Ambiente. Per quanto riguarda il primo

provvedimento - spiegano le due associazioni ambientaliste - non si

comprendono le ragioni poiché per l'eolico è infatti individuata una

procedura cautelativa speciale oltre quanto previsto per ogni tipo di

impianti. E comunque la valutazione d'incidenza "deve essere basata su

un monitoraggio dell'avifauna presente nel sito interessato di durata

compatibile con il ciclo biologico della stessa e la realizzazione

dell'intervento è subordinata a conforme e obbligatorio parere

dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS)". Considerando che

sono pochi gli impianti eolici previsti in aree ZPS questa scelta appare

più ideologica che pratica e quindi incomprensibile.

L'introduzione della procedura VIA rappresenta, invece, una novità

preoccupante, che non ha eguali in Europa e che esautora le Regioni da

una procedura che le era stata affidata per Legge nella valutazione di

tutti gli impianti da fonti rinnovabili.

"L'eolico rappresenta - si legge nella missiva di Greenpeace e

Legambiente - la fonte energetica rinnovabile più competitiva da un

punto di vista tecnologico e quella con maggiori capacità di diffusione

a livello internazionale, con importanti potenzialità per un Paese come

l'Italia che fatica a raggiungere risultati al pari di altri Paesi

europei nella diffusione delle fonti energetiche pulite e nella

riduzione delle emissioni di CO2. Siamo convinti dell'importanza di una

diffusione dell'eolico che sia attenta alla tutela dei valori ambientali

e dell'avifauna, ed è per questo che da tempo chiediamo l'approvazione

delle Linee Guida previste dal DL 387/2003 che permetterebbero per

l'eolico, come per tutte le fonti rinnovabili, di avere finalmente un

quadro unitario e coerente di regole nazionali.

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