Comunicato stampa - 30 marzo, 2007
Doveva già essere nel porto di Yokohama "Esperanza", la nave di Greenpeace che poche settimane fa ha assistito la baleniera giapponese Nishin Maru colpita da un incendio nell’Oceano Antartico. Ma il Giappone non vuole Greenpeace nei suoi porti. Prima i sindacati dei portuali sono andati a far visita all’agente navale di Greenpeace in Giappone che, dopo la visita, ha rinunciato all’incarico.
Dalla Yushin Maru, nave da caccia della flotta giapponese, parte un primo arpione che ferisce una balena. Ma servono altri tre colpi di arpione per uccidere la balena ferita in fuga.
"I sindacati ci accusano di attività terroristica, confondendoci
con Sea Sheperd, un'organizzazione radicale che impiega metodi
violenti, condannati invece da Greenpeace, che ha messo la non
violenza alla base della sua azione" spiega Alessandro Giannì,
responsabile della Campagna Mare di Greenpeace.
Greenpeace sta cercando di concludere le necessarie formalità
doganali ma da tre giorni l'"Esperanza" è ancorata in mare aperto:
oggi il mare è a forza 8. La guardia costiera giapponese sta
cooperando con l'organizzazione ambientalista per consentire
l'ingresso in porto ma adesso le autorità portuali di Yokohama sono
arrivate a sostenere che solo le navi passeggere possono
attraccare.
"E' incredibile essere accusati di terrorismo dopo che per
settimane abbiamo assistito, con l'Esperanza e con l'elicottero,
una baleniera giapponese in difficoltà" afferma Giannì. "La verità
è che vogliono impedirci di parlare ai giapponesi e di rivelargli
che sono stati truffati: dopo 18 anni di caccia "scientifica"
pagata con i soldi pubblici, e con la vita di settemila balene, non
c'è nessun risultato se non i magazzini pieni di carne di balena
invenduta"
Un recente sondaggio ha svelato che il 92 per cento dei
giapponesi ignora quel che succede davvero in Antartide. E oltre i
due terzi di quelli che lo sanno, sono contrari alla caccia
baleniera.