Comunicato stampa - 2 aprile, 2009
Ponendo la crisi climatica in fondo alla propria agenda, i leader del G20 hanno fallito. È stata persa un’opportunità strategica per mettere al sicuro l’economia globale nel lungo termine e la salute dell’ambiente. È questo il commento di Greenpeace ai risultati del G20 appena conclusosi a Londra.
Azione di Greenpeace sul ponte della baia di Guanabara a Rio de Janeiro in Brasile
"Affrontare i cambiamenti climatici negli ultimi comunicati
ufficiali del G20, come qualcosa che possa attendere, non mostra il
senso di urgenza che questo problema merita", sostiene John Sauven,
direttore esecutivo di Greenpeace UK. "Centinaia di miliardi sono
stati trovati per il Fondo Monetario Internazionale e la Banca
Mondiale, ma per innescare la transizione verso un'economia verde
non è stato messo nemmeno uno spicciolo sul tavolo: solo vaghe
aspirazioni, parole e parole, accordi per trovare accordi".
Nonostante l'appello del presidente Barack Obama, la richiesta
di un'azione globale contro i cambiamenti climatici è stata
ignorata. I governi non si sono impegnati a finanziare la crescita
sostenibile dell'economia a livello locale e internazionale. Il
Summit avrebbe dovuto concludersi con la decisione delle nazioni
più ricche del G20 di destinare almeno l'1 per cento del loro
prodotto lordo a misure "verdi". Mentre il resto dei partecipanti
avrebbe dovuto impegnarsi ad accelerare il salto dall'attuale
modello di sviluppo - fondato sui combustibili fossili,
responsabili dei gas serra - a un futuro centrato sulla
sostenibilità delle energie rinnovabili.
"Mentre il mondo cade a picco verso una crisi climatica, i
leader del G20 riordinano le sedie a sdraio sul Titanic, mantenendo
la stessa rotta verso la catastrofe", continua Sauven. "Un chiaro
impegno finanziario verso investimenti e impieghi verdi avrebbe
potuto contribuire a metter in moto un'economia sostenibile e ad
affrontare i cambiamenti climatici. Il G20 ha deluso il mondo
perdendo questa opportunità così vitale per risolvere questi due
crisi simultaneamente, in vista del vertice di Copenhagen sul clima
che si terrà a fine anno".
Nel lungo periodo, non c'è salvataggio dell'economia senza
affrontare il riscaldamento globale, come ha dimostrato anche il
rapporto di Nicholas Stern, ex capo economista della Banca
Mondiale. Se i leader del mondo non riusciranno a prendere le
decisioni necessarie in breve tempo, gli impatti dei cambiamenti
climatici costeranno circa il 20 per cento del prodotto interno
globale: più che durante la Grande depressione e le guerre mondiali
messe insieme. Senza contare i costi in vite umane e l'alto tasso
di estinzione di specie animali e vegetali.