Comunicato stampa - 5 giugno, 2009
Dopo quattro ore dall'inizio del blitz di Greenpeace presso uno dei più centrali negozi di Geox a Milano, arriva la chiamata del direttore della comunicazione dell'azienda italiana, Thanai Bernardini che dice che Geox si scusa con Greenpeace per non aver risposto subito alle richieste di informazioni riguardanti la pelle che acquista. Geox ha garantito l'immediato invio dei dati sui suoi fornitori di pelle e si è resa disponibile a un incontro lunedì prossimo - 8 giugno - presso la sede di Greenpeace Italia a Roma.
Attivisti in azione a Milano.
"Siamo soddisfatti di questo piccolo passo- afferma Chiara
Campione, responsabile campagna Foreste di Greenpeace -Ora ci
aspettiamo da Geox impegni concreti per la protezione dell'ultimo
grande polmone del Pianeta. La nostra campagna non si fermerà
finchè anche tutti gli altri grandi marchi, coinvolti
nell'inchiesta 'Amazzonia, che macello!', decideranno di essere
parte della soluzione e non più il problema".
Gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione questa
mattina nella centrale via Dante di Milano alle ore 10. Durante il
blitz, decine di passanti hanno partecipato alla protesta facendosi
fotografare con il messaggio "Geox non fare la pelle
all'Amazzonia". Intanto sul web oltre 7.000 persone solo in Italia,
decine di migliaia nel mondo hanno scritto a Geox, Timberland,
Nike, Adidas, Reebok e Clarks chiedendo di impegnarsi per salvare
la foresta amazzonica e il clima del nostro Pianeta.
Notes: Sintesi italiana del Rapporto “Amazzonia, che macello!”:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/macello-amazzonia
Rapporto integrale in Inglese:
http://www.greenpeace.org/international/press/reports/slaughtering-the-amazon