Comunicato stampa - 25 settembre, 2009
Silvio Berlusconi ha cercato di trattare con l‘Unione Europea per ottenere maggiori quote di Co2. Greenpeace spiega perché e fa i nomi di chi c’è dietro questa mossa. Greenpeace pubblica oggi in esclusiva la classifica 2009 delle emissioni di gas serra dei maggiori gruppi industriali in Italia soggetti alla direttiva europea sull’Emission Trading, il sistema europeo di scambio della CO2. La classifica di Greenpeace mostra chiaramente chi rispetta le regole e chi no. Per il terzo anno consecutivo, l’Enel guadagna il primo posto tra i “grandi inquinatori”.
"Complessivamente le industrie italiane hanno superato i
permessi di emissione per nove milioni di tonnellate di CO2, ma
bisogna fare dei distinguo- spiega Francesco Tedesco, responsabile
campagna energia e clima di Greenpeace. - Lo sforamento si deve
solamente ai settori del termoelettrico e della raffinazione. Altri
settori, invece, hanno rispettato i tetti".
Enel si conferma il primo "grande inquinatore" con oltre 44
milioni di tonnellate di CO2. Circa un terzo delle emissioni del
gruppo si deve all'impianto di Brindisi, la più grande centrale a
carbone in Italia nonché primo impianto per emissioni di gas serra,
con 14,9 milioni di tonnellate. In totale l'industria italiana ha
emesso nel 2008 circa 220 milioni di tonnellate di CO2, registrando
una riduzione netta di sei milioni di tonnellate rispetto al 2007,
probabile conseguenza della crisi.
"Sebbene questo risultato sia positivo, la politica energetica
dell'Italia- denuncia Tedesco -va nella direzione opposta alla
riduzione delle emissioni di CO2". Recentemente il Governo ha
infatti rilasciato autorizzazione per tre nuove centrali a carbone
che faranno aumentare le emissioni dell'Italia di ulteriori 30
milioni di tonnellate. Una strategia che porterà l'Italia fuori
dagli obiettivi europei al 2020, e a sostenere il peso delle
conseguenti sanzioni.
"Il governo autorizza nuove centrali a carbone e poi chiede
all'Europa di rinegoziare gli impegni presi- osserva Tedesco - si
tratta di un comportamento ipocrita per difendere gli interessi di
gruppi industriali che non hanno alcuna intenzione ad avviare una
rivoluzione energetica pulita, ma continuare a inquinare come se
niente fosse. A risentirne, a pochi giorni dal vertice delle
Nazioni Unite sul clima, è ancora una volta l'immagine dell'Italia
a livello internazionale".
Oltre alla classifica dei gruppi industriali, i dati di
Greenpeace mostrano anche quali sono gli impianti più inquinanti in
termini di CO2. Al fianco della centrale Enel di Brindisi, anche
l'ILVA di Taranto e gli stabilimenti dell'Edison, sempre a
Taranto.
Notes: Link classifica dei grandi Inquinatori 2009
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/classifica-grandi-inquinatori