Comunicato stampa - 17 luglio, 2007
Dopo l’incendio alla centrale di Kashiwazaki-Kariwa, in Giappone, Greenpeace denuncia ancora una volta i pericoli connessi all’uso di energia nucleare.
"Le centrali nucleari possono essere attaccate da diversi fronti: naturali o umani. Il rischio di terremoti è reale in Giappone e altrove – dichiara Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace Italia - a questo, oggi, si aggiunge anche l’ombra del terrorismo, che può essere persino peggiore".
Come si vede dalla foto, la costruzione dei reattori di Mochovce è in stato molto avanzato: è troppo tardi per intervenire per migliorare la sicurezza degli impianti.
Inizialmente, l'industria nucleare giapponese (TEPCO) ha
mentito, tacendo l'incidente, e poi sminuito le conseguenze
dell'accaduto. Non è la prima volta che succede (*).
C'è un parallelo con l'incidente alla centrale nucleare di
Kummel, in Germania, lo scorso giugno. In quel caso i responsabili
hanno sostenuto che l'incendio non aveva causato problemi.
Tuttavia, anche l'autorità nucleare tedesca ha ammesso che
l'incendio ha causato malfunzionamenti che hanno messo il reattore
a serio rischio.
Il problema non è legato soltanto alle nuove centrali nucleari
ma anche e soprattutto agli investimenti che vengono fatti per
prolungare la vita di vecchi impianti che sono inevitabilmente
insicuri. "Per questo Greenpeace è fortemente contraria agli
investimenti nucleari di ENEL a Mochovce - spiega Onufrio - dove
verranno completati due reattori sovietici di progettazione degli
anni Settanta, senza guscio di protezione da eventi esterni.
Greenpeace si sta opponendo anche al progetto nucleare sovietico di
Belene in Bulgaria, in zona sismica. Queste due operazioni - se
andranno in porto - costeranno più di tutti gli investimenti di
ENEL sulle fonti rinnovabili, un primato imbarazzante" conclude
Onufrio.
Negli anni Greenpeace in Giappone è entrata in azione
soprattutto contro operazioni di trasporto pericoloso di scorie
nucleari e in occasione di precedenti incidenti.