Comunicato stampa - 7 febbraio, 2007
Non sarà come la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma l'Italia è riuscita quasi a raddoppiare la capacità degli impianti di ingrasso del tonno che è passata negli ultimi sei mesi da 5.800 a 10.900 tonnellate. Questi i dati presentati alla Commissione Internazionale per la gestione del tonno rosso (Iccat), l'organismo che dovrebbe tutelare questa specie ittica. Visto che la quota italiana della pesca al tonno dovrebbe essere di circa 4.700 tonnellate, i casi sono due: o abbiamo scoperto come moltiplicare i pesci, oppure facciamo affidamento sulla pesca illegale.
Il ranching dei tonni è una tecnica di allevamento dei tonni su scala industriale assai dannosa perchè rischia di alterare gli equilibri degli ecosistemi marini.
Nel corso della riunione della scorsa settimana in Giappone è
stato affondato il pur misero "piano di recupero" negoziato a
Dubrovnik (Croazia) lo scorso novembre. Nonostante il Comitato
Scientifico dell'Iccat avesse chiesto di ridurre le catture da 32
mila a 15 mila tonnellate/anno (-53 per cento), il piano prevede
solo riduzioni da 29.500 tonnellate/anno nel 2007 (-8 per cento)
fino a 25.500 tonnellate/anno nel 2010 (-20 per cento). Ma se la
riunione di Dubrovnik era avvenuta alla presenza di osservatori,
come Greenpeace, a Tokio tutto si è svolto a porte chiuse. "La
verità comincia a venire a galla: la vera quota sarà di 32.500
tonnellate. Il piano di recupero proposto dall'Ue è morto" afferma
Alessandro Giannì, responsabile della Campagna Mare di
Greenpeace.
Il Comitato Scientifico Iccat ha ammesso che le catture reali
del tonno sono probabilmente intorno a 50 mila tonnellate/anno,
quindi su tre tonni pescati nel Mediterraneo, uno è frutto della
pesca illegale che serve, in gran parte, ad alimentare il business
dell'ingrasso. "E' necessaria una moratoria alla costruzione di
nuovi impianti d'ingrasso e per questo parteciperemo sabato ad un
convegno a Maiori, sui progetti di ingrasso che, oltre che al
futuro del tonno rosso, mettono a rischio anche la Costiera
Amalfitana" conclude Giannì.
Greenpeace chiede anche una netta riduzione delle catture e la
definizione di una rete di riserve marine per tutelare la
popolazione del tonno nella delicata fase della riproduzione.