Comunicato stampa - 7 maggio, 2007
Nell’ambito del 42° vertice dell'ITTO (International Tropical Timber Organization) in corso a Port Moresby, in Papua Nuova Guinea, i rappresentanti dei governi discutono di tutela del patrimonio forestale mondiale. Ma Greenpeace ammonisce: salviamo le foreste pluviali, invece di svenderle.
Le foreste primarie sono una delle risorse naturali più vitali del pianeta. Ospitano circa i due terzi della biodiversità, regolano i cicli dell'acqua e stabilizzano il clima.
Proprio l'ITTO, nel 1990, si era dato come priorità assoluta
quella assicurare che, entro il 2000, il commercio di legno
tropicale provenisse da foreste gestite in modo sostenibile,
priorità subito ribattezzata "Objective 2000". Un rapporto
dell'ITTO ha invece ammesso che, a giugno 2006, le foreste
tropicali gestite in modo sostenibile non arrivavano neanche al 5
per cento del totale, continuando così, dall'Amazzonia, al Congo,
alle Foreste del Paradiso, ad essere tagliate ad un ritmo
allarmante. Proprio la Papua Nuova Guinea, sede del vertice, è
massacrata da gravi fenomeni di taglio illegale e distruttivo.
Le foreste tropicali rappresentano uno degli ecosistemi del
pianeta più ricchi di biodiversità, e sono essenziali alla
sopravvivenza di milioni di persone. Sono inoltre una
importantissima riserva di carbonio, che una volta liberato in
atmosfera incrementerebbe il riscaldamento globale. Ed è purtroppo
quello che sta accadendo: un quarto delle emissioni causate
dall'uomo proviene dalla distruzione delle foreste tropicali.
Il sessanta per cento delle grandi foreste intatte della Papua
Nuova Guinea è già stato distrutto e Greenpeace stima che oltre il
90 per cento del taglio avvenga in forma illegale, senza le dovute
consultazioni con le comunità indigene, cui secondo la Costituzione
spetta la proprietà della foresta. Tra l'agosto del 2000 e l'agosto
del 2005, l'Amazzonia ha perduto 12,8 milioni di ettari di foresta.
All'Indonesia è stato confermato il Guinness dei Primati per la
deforestazione, mentre la Repubblica Democratica del Congo rischia
di perdere il 40 per cento delle proprie immense foreste entro il
2050.
L'ITTO era stato creato sotto gli auspici delle Nazioni Unite
proprio con l'obiettivo di trovare un compromesso tra la protezione
delle foreste tropicali e l'impiego e la commercializzazione delle
risorse forestali. I suoi 59 membri rappresentano, infatti, circa
l'80% delle foreste tropicali mondiali e il 90% del commercio
globale di legno tropicale. Da quando l'ITTO ha annunciato il suo
"Objective 2000", le foreste tropicali del pianeta si trovano
invece sempre più sotto l'incredibile pressione dell'industria del
legno e dell'espansione di soia e delle piantagioni di palma da
olio.
"Se non agiamo subito per fermare lo smercio della
deforestazione resterà ben poco da salvare. Invece di
chiacchierare, l'ITTO deve agire per proteggere le foreste
tropicali" - ha avvertito Sergio Baffoni, Responsabile Campagne
Foreste di Greenpeace - "Chiediamo ai governi di adottare
immediatamente una moratoria sull'espansione delle concessioni
forestali e di istituire una rete di aree protette. I governi
devono adottare una legge che vieti l'importazione di legno di
origine illegale e distruttiva".