Comunicato stampa - 23 luglio, 2009
Greenpeace festeggia oggi una doppia vittoria della campagna “Deforestazione Zero”, Nike, infatti, annuncia le nuove linee guida per una politica di acquisti della pelle che non faccia male al clima e all’Amazzonia. Allo stesso tempo, in una lettera inviata oggi a Greenpeace, Geox si impegna a “garantire che il pellame acquistato per le proprie calzature non provenga dalla distruzione del bioma amazzonico”.
Attivisti in azione a Milano.
Meno di due mesi fa Greenpeace lanciava l'inchiesta "Amazzonia
che Macello", pubblicata dopo tre anni di ricerca e indagini
condotte sotto copertura. Qui si ricostruiva la filiera dei
prodotti a base di carne e di pelle da allevamenti coinvolti in
fenomeni di deforestazione, lavoro schiavile e occupazione di
territori indigeni in Amazzonia. In tutto questo erano e sono
coinvolti marchi globali tra cui anche Adidas, Timberland e
Reebok.
Lavorando direttamente con Greenpeace, negli Stati Uniti e in
Italia, Nike ha messo a punto una nuova politica di
approvvigionamento che obbliga i propri fornitori a certificare in
maniera formale che la pelle bovina venduta a Nike non provenga dal
bioma amazzonico mentre Geox si è impegnata "ad attivare strumenti
contrattuali di verifica volti ad evitare in maniera assoluta di
favorire - anche solo indirettamente - il fenomeno denunciato da
Greenpeace".
"Siamo molto soddisfatti dell'impegno assunto da Geox e Nike-
commenta Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di
Greenpeace Italia - che dimostra come anche le altre grandi
multinazionali, che producono e vendono scarpe sportive in tutto il
mondo, possono e devono agire immediatamente. Se ora anche
Timberland, Adidas o Reebok si assumeranno la responsabilità degli
effetti che le proprie politiche di acquisto producono, avremo
fatto qualcosa di concreto per combattere la deforestazione e il
cambiamento climatico".
Gli allevamenti e i macelli, che si trovano in Amazzonia,
spediscono le pelli bovine ad altre aziende trasformatrici fuori
dalla regione prima di esportarle. La mancanza di un efficace
sistema di tracciabilità, in questa fase, è il vero anello debole
della catena. Infatti i prodotti (carne e pelle) che passano
attraverso questo iter potrebbero essere riciclati e rivenduti ad
aziende come Geox e Nike e finire ai piedi di consumatori
inconsapevoli.
"Per questo motivo Greenpeace chiede a tutte le multinazionali,
del settore di carne e pelle, di interrompere gli acquisti
dall'intero bioma amazzonico fino a quando non saranno disponibili
dei sistemi di tracciabilità tali da garantire che nessuno dei
propri prodotti provenga dalla deforestazione dell'ultimo grande
polmone del nostro Pianeta. Geox e Nike lo hanno appena fatto.
Continueremo a fare pressione sugli altri grandi marchi" conclude
Campione.
Ogni otto secondi un ettaro di foresta amazzonica viene
distrutto a causa dell'espansione dell'allevamento bovino, il
principale motore della deforestazione al mondo e, per questo
motivo, la principale causa di emissioni di CO2 in Brasile. Fermare
la deforestazione è vitale per salvare il clima. E' necessario che
cittadini, industria e governi esigano un vero ed efficace accordo
sul clima al Summit della Nazione Unite che si terrà nel Dicembre
del 2009 a Copenhagen. Soltanto un patto che includa misure reali
per fermare la deforestazione a livello globale entro il 2020 potrà
mitigare gli effetti del cambiamento climatico.
Notes: “Amazzonia che Macello!” – vers.italiana: http://www.greenpeace.it/deforestazionezero/
Versione integrale in inglese “Amazzonia che Macello!” http://www.greenpeace.org/international/press/reports/slaughtering-the-amazon