Ecco perché *Greenpeace*,
*Legambiente*
e *WWF*
si sono date appuntamento oggi davanti a Montecitorio. Per dire no
all'opzione nuclearista portata in consiglio dei ministri e in base
a cui il governo promuoverebbe a caro prezzo un programma arretrato
e insicuro di centrali di terza generazione.
Tutti gli studi internazionali mostrano come il nucleare sia la
fonte energetica più costosa. Gran parte del costo dell'elettricità
da nucleare è legato al costo di investimento per la progettazione
e realizzazione delle centrali, che è almeno doppio di quanto
ufficialmente dichiarato, e richiede tempi di ritorno di circa 20
anni. Dove il kWh da nucleare costa apparentemente poco è perché lo
Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle
scorie e per lo smantellamento delle centrali.
In Italia per rendere il nucleare un pezzo consistente della
produzione energetica nazionale occorrerebbe costruire da zero
tutta la filiera, con un immenso esborso di risorse pubbliche.
Servirebbero almeno 10 centrali, per un totale di 10-15mila MW di
potenza installata, e tra i 30 e i 50 miliardi di euro di
investimenti, senza dimenticare gli impianti di produzione del
combustibile e il deposito per lo smaltimento delle scorie. Le
centrali, nella migliore delle ipotesi, entrerebbero in funzione
dopo il 2020, e gli investimenti rientrerebbero solo dopo 15 o 20
anni*. *
Il nucleare, inoltre, può fornire solo elettricità e questa
rappresenta il 15% degli usi finali di energia mentre l'85% è
costituito da carburanti per i trasporti e calore per riscaldamento
e processi industriali.
Non esistono ad oggi soluzioni concrete al problema dello
smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall'attività degli
impianti o dalla loro dismissione. Le circa 250mila tonnellate di
rifiuti altamente radioattivi prodotte finora nel mondo sono tutte
in attesa di essere conferite in siti di smaltimento
definitivi.
Rimangono tutti i problemi legati alla contaminazione
"ordinaria", derivante dal rilascio di piccole dosi di
radioattività durante il normale funzionamento delle centrali.
Sulla sicurezza degli impianti ancora non esistono garanzie per
l'eliminazione del rischio di incidente e la conseguente
contaminazione radioattiva. Anche nell'improbabile ipotesi di
riuscire a realizzare centrali di quarta generazione, queste non
riusciranno a vedere la luce prima del 2030, se non addirittura del
2040. Resta ancora irrisolto il problema di approvvigionamento
dell'uranio, risorsa anch'essa limitata e concentrata in pochi
paesi ma non in Italia.
Se la priorità fosse realizzare centrali nucleari,
significherebbe mettere una pietra tombale su qualsiasi prospettiva
di riduzione delle emissioni di CO2. Gli investimenti essendo
economicamente alternativi, dovremmo dire addio agli obiettivi
comunitari e vincolanti del 30% di riduzione delle emissioni di
CO2, del 20% di produzione energetica da rinnovabili e del 20% di
miglioramento dell'efficienza energetica al 2020.
Per Greenpeace, Legambiente e WWF la soluzione per fermare la
febbre del pianeta e ridurre la bolletta energetica italiana è
fondata sul risparmio, sull'efficienza energetica e sullo sviluppo
delle fonti rinnovabili.