Comunicato stampa - 12 febbraio, 2010
Polverini, Formigoni e Zaia, rispettivamente candidati nel Lazio, Lombardia e Veneto, stanno giocando allo scarica-barile nucleare, dichiarando di sostenere i piani del governo, ma dicendo che non ne hanno bisogno nelle regioni nelle quali si candidano.
«Sostenere il piano nucleare del governo, ma poi dichiarare che
la propria Regione "non ne ha bisogno", non è un modo serio di
trattare i propri elettori - commenta Andrea Lepore, responsabile
campagna nucleare di Greenpeace. - E' bizzarro che 18 regioni
abbiano votato contro il piano nucleare del governo, tre a favore,
tra cui Veneto e Lombardia, e i candidati poi facciano i furbi
dicendo "si ma non da noi". La Polverini ha esordito in campagna
elettorale dicendo che sul nucleare non possiamo tirarci indietro e
ora anche lei dice "sì, ma non nel Lazio". E dove allora? E'
evidente che il tema fa perdere voti e che i candidati sanno bene
che gli elettori non vogliono il nucleare».
Con la legge 99 del 2009, infatti, e con il decreto legislativo
approvato negli ultimi giorni, le regioni saranno escluse dalle
decisioni sulla localizzazione degli impianti nucleari, e quindi
saranno costrette ad accettare le scelte dettate dal governo.
«L'unico modo per proteggere la propria regione da una centrale
è dire un 'no' incondizionato al nucleare» aggiunge Lepore.
In soli sei giorni Greenpeace ha raccolto oltre 30mila firme su
www.nuclearlifestyle.it per chiedere ai candidati alle regionali di
dichiararsi contrari al nucleare.
«Greenpeace chiede a tutti i candidati di dire no a una
tecnologia rischiosa e troppo costosa come il nucleare, con
chiarezza e senza ipocrisie: è un diritto di tutti i cittadini
conoscere prima delle elezioni se il loro voto li porterà al
nucleare» conclude Lepore.