Comunicato stampa - 21 giugno, 2010
Domani la Corte Costituzionale comincerà l’esame del ricorso proposto lo scorso settembre dalle Regioni contro la legge 99 del 2009 sul nucleare, che delega al Governo la decisione in materia di localizzazione dei siti nucleari. «La recente pronuncia della Corte costituzionale sulla legge 78 – sostiene Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace - ha già minato la possibilità da parte del Governo di forzare i meccanismi decisionali sul nucleare privando le Regioni di competenze previste dal Titolo V della Costituzione».
In riferimento alla Legge 78, la Corte, infatti, ha stabilito
che il carattere di urgenza dei provvedimenti - che permetterebbe
di sottrarre alle Regioni la competenza degli interventi in materia
nucleare attribuendola allo Stato - è inconciliabile con
l'affidamento dell'esecuzione ai capitali privati. Secondo la Corte
"trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo
d'urgenza dovrebbe comportare l'assunzione diretta, da parte dello
Stato, della realizzazione delle opere medesime".
«La "propaganda nucleare" prevista dalla legge 99 - continua
Onufrio - rappresenta un ulteriore paradosso della democrazia: si
vogliono spendere risorse pubbliche per convincere i due terzi
degli italiani contrari al nucleare, che si tratta della scelta
migliore possibile. Una visione manipolatoria dei media che
Greenpeace contesta fortemente».
Rinnovabili ed efficienza possono soddisfare i nostri bisogni
energetici e ridurre le emissioni in Italia, come a livello europeo
e mondiale.