Comunicato stampa - 26 novembre, 2009
Ieri la Casa Bianca ha annunciato che il Presidente Barack Obama parteciperà al vertice sul clima di Copenhagen il prossimo 9 dicembre, che significa circa una settimana prima rispetto agli altri leader che giungeranno da tutto il mondo alla conclusione del vertice, per impegnarsi a raggiungere un accordo salva clima ambizioso, completo e vincolante.
"La città è quella giusta, ma la data è sbagliata" commenta
Francesco Tedesco, responsabile Campagna Clima ed Energia di
Greenpeace Italia. "E' inutile andare a Copenhagen una settimana
prima. La visita di Obama rischia di risolversi solo in una
passerella per i fotografi, senza gli impegni concreti richiesti
dalla comunità internazionale". Greenpeace chiede che il Presidente
Obama partecipi alla fase conclusiva dei negoziati, che finiranno
il 18 dicembre, impegnando gli Stati Uniti a fare la loro parte per
salvare il pianeta da cambiamenti climatici irreversibili e
potenzialmente catastrofici.
Gli impegni annunciati dalla Casa Bianca sono ancora
insufficienti. L'obiettivo di riduzione delle emissioni del 17% al
2020 si riferisce al 2005 e non al 1990, che è il riferimento
utilizzato a livello internazionale. Rispetto al 1990 la riduzione
promessa da Obama è appena del 4%, circa un settimo dell'impegno
europeo annunciato in caso di un accordo globale proprio a
Copenhagen, e ancora meno rispetto a quanto indicato dalla scienza,
ossia una riduzione del 40%.
Gli Stati Uniti, inoltre, non hanno ancora indicato alcun
impegno per il supporto finanziario da assicurare ai Paesi in via
di sviluppo per fermare la deforestazione, e per misure di
adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici. Una condizione,
questa, fondamentale per sbloccare i negoziati.
"Se i soldi mancano, se i numeri sono sbagliati e se anche la
data è sbagliata, vuol dire che Obama ha ancora molto lavoro da
fare per evitare che gli Stati Uniti siano ancora una volta il
'peso morto' che farà affondare i negoziati di Copenhagen" avverte
Tedesco.
Greenpeace ha accolto positivamente l'annuncio della Cina di
contenere la propria intensità carbonica (cioè l'ammontare di
emissioni di CO2 per unità di prodotto interno lordo). "È un
impegno importante annunciato in un momento cruciale che mette
maggiore pressione ai Paesi industrializzati, in particolare gli
Stati Uniti" ha commentato da Pechino Ailun Yang di Greenpeace
Cina.