Comunicato stampa - 14 marzo, 2008
“Il piano industriale presentato dall’Enel nei giorni scorsi è uno schiaffo alla politica ambientale dell’Italia per il contenimento delle emissioni di gas serra.” Questo il commento di Greenpeace alle dichiarazioni rilasciate dal Gruppo. “Se da una parte possiamo rallegrarci che Enel voglia aumentare i propri investimenti sulle rinnovabili, che passano da 4,1 a 6,8 miliardi di euro al 2012, dall’altra dobbiamo osservare che, secondo i dati diffusi, questo rappresenterà meno di un quinto degli investimenti totali, che si concentreranno prevalentemente su nucleare e fonti fossili tradizionali.”
Enel decide di investire sul nucleare. Sovietico. Dice di credere nell'innovazione. Dice di voler tutelare l'ambiente. Ma investe 1,8 miliardi di euro in una tecnlogia obsoleta e pericolosa, che non rispetta gli standard di sicurezza europeei.
"In particolare, la decisione di raggiungere a livello nazionale
la quota di energia prodotta da carbone al 50% è una mostruosità in
quanto il carbone pulito è una balla e gli impianti di
Civitavecchia e Porto Tolle non saranno in grado di stoccare le
emissioni di CO2" dichiara Francesco Tedesco, responsabile
campagna Clima ed Energia di Greenpeace. "Le due centrali
immetteranno in atmosfera circa 20 milioni di tonnellate di CO2
aggiuntivi, quando invece il Paese ne deve tagliare circa 100 per
rispettare gli oneri di Kyoto".
Le tecnologie di cattura e sequestro sono ancora immature,
troppo costose, e in precoce fase di sperimentazione. "Se così non
è, Enel abbia il coraggio di annunciare che non avvierà alcun
gruppo dell'impianto di Civitavecchia fino a quando non sarà in
grado di confinare la CO2" propone Tedesco.
Di fronte alla sfida globale che l'umanità deve affrontare per
contrastare i cambiamenti climatici, Enel continua a investire in
fonti ad alte emissioni di gas serra e pericolose.
In base ai dati posseduti da Greenpeace, Enel dichiara di voler
investire 6,3 miliardi di euro in nuovi impianti a carbone e 6,8
miliardi nel nucleare. Riguardo agli investimenti sul nucleare si
tratta prevalentemente di vecchi impianti sovietici in paesi
dell'Est Europeo, come i due reattori di Mochovce in Slovacchia,
privi di un guscio di contenimento che possano prevenire incidenti
gravi, come l'impatto di un aereo.
Secondo il Quarto Rapporto dell'IPCC presentato nel 2007, per
contenere il riscaldamento globale del Pianeta al di sotto di +2°C
al 2100 è necessario fermare la crescita delle emissioni globali di
gas serra entro il 2015, e arrivare al 2050 a un loro
dimezzamento.