Comunicato stampa - 27 aprile, 2007
All’indomani del XXI anniversario del disastro di Cernobyl, Greenpeace invia una lettera al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, per conoscere la posizione del governo in merito agli investimenti dell’Enel a Mochovce, in Slovacchia. Si tratta di 1,8 miliardi di euro per il completamento di due rettori nucleari di progettazione “ante-Cernobyl”.
Attivisti di Greenpeace in azione per fermare la costruzione dei reattori EPR di nuova generazione nel sito francese di Flamanville. Gli attivi hanno bloccato gli ingressi del cantiere con dei camion.
"L'Italia, che ha chiuso le porte al nucleare con un referendum,
non può esportare all'estero il rischio nucleare. Il governo,
infatti, è l'azionista di riferimento di Enel, con una quota di
circa il 30 per cento" dichiara Giuseppe Onufrio, direttore
campagne Greenpeace Italia. A Mochovce verrebbero realizzati due
reattori sovietici VVER-440/213, ben al di sotto degli standard di
sicurezza, che difficilmente verrebbero autorizzati in un paese
europeo occidentale. "Visto il processo di integrazione con i Paesi
di nuova adesione, la prassi di un "doppio standard" nel campo
della sicurezza nucleare - continua Onufrio - appare un odioso
retaggio del passato" .
Intanto il fronte anti-nucleare cresce: in soli dieci giorni
Greenpeace ha raccolto, attraverso una petizione online, quasi
22.000 firme per chiedere a Prodi di bloccare gli investimenti
dell'Enel nel nucleare sovietico in Slovacchia. Inoltre lo scorso
17 aprile si sono svolte manifestazioni di protesta in Slovacchia,
Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Bulgaria, oltre che
volantinaggi in sette città italiane.