Nelle AMP monitorate, se lo stato generale dell'ambiente risulta
buono,
maggiori preoccupazioni si riscontrano per i popolamenti ittici
e per i
popolamenti dei fondali. Premesso che questo tipo di
monitoraggio
fornisce solo indicazioni da approfondire con analisi più
dettagliate,
il DES ha identificato almeno cinque ordini di problemi nelle
AMP italiane:
1. Pesca di frodo. È il problema più diffuso. In due AMP, in
zona A sono
state trovate reti da pesca: Plemmirio e Isole dei Ciclopi.
Anche a
Pianosa (zona A ma di un Parco Nazionale) è stato trovato e
asportato un
piccolo frammento di rete. A Tor Paterno c 'erano pescatori con
le canne
e a Porto Cesareo è stato fotografato un pescatore
subacqueo.
2. Zonizzazione insufficiente. La zonizzazione è la definizione
dei
livelli di tutela. Com'è noto, in Italia esiste una suddivisione
su tre
livelli di tutela: zone A (massima), B (intermedia) e C
(minore).
Tuttavia, sono stati osservati posti bellissimi in zona C e
posti dove
non c'era molto in zona A.
3. Eccessiva urbanizzazione della costa. Rilevato in alcune AMP
un
eccesso di sedimentazione e torbidità che dipende anche
dalla
urbanizzazione della costa (costruzione di case, strade, porti…)
con il
rilascio di fango e altre sostanze. Un esempio, Punta Mesco alle
Cinque
Terre.
4. Presenza specie aliene. Meno famosa della sua
"parente"Caulerpa
taxifolia (la cosiddetta "alga assassina"), la C. racemosa è
stata
trovata dalla Sicilia all'Arcipelago Toscano e risulta ormai
diffusa in
tutto il Mediterraneo, soprattutto nel Sud. Le AMP potrebbero
essere
utili "sentinelle" dove monitorare l'evolversi diqueste
invasioni
biologiche.
5. Impatto del cambiamento climatico. Possibile conseguenza
del
cambiamento climatico sembra essere la moria del popolamento di
corallo
rosso a bassa profondità presso la Grotta di Falco a Capo
Caccia
(Alghero). Probabilmente anche alcuni popolamenti di
Paraeritropodium
coralloides, una gorgonia parassita che si insedia sulle
gorgonie
danneggiate, possano derivare da morie indotte da stress termici
o da
altri impatti antropici di origine "distante" dall'AMP.
"Le AMP si confermano uno strumento valido al ripopolamento in
presenza
di controlli severi e in assenza di prelievo da pesca."
conclude
Alessandro Giannì, responsabile campagna Mare di Greenpeace
"Chiediamo
la creazione di una rete efficace di Riserve Marine - chiuse
alla pesca
e all'inquinamento - che copra il 40% dei mari italiani. Perché
un
sistema di questo tipo potrebbe ripopolare i mari e
restituire
opportunità di lavoro al mondo della pesca che negli ultimi anni
ha
perso 15.500 posti di lavoro."
Note
(1) link ai parametri ambientali - Tabella 1 pag.4:
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/des-riserve-marine.pdf
Il rapporto "Riserve marine ai raggi X":
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/des-riserve-marine
La 'pagella' delle Aree Marine Protette:
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/pagella
Il blog del DES:
http://www.greenpeace.it/des/blog.html