Comunicato stampa - 9 maggio, 2007
Greenpeace contesta il contratto siglato oggi tra l'italiana Sogin e la francese Areva per il ritrattamento del combustibile irraggiato in Francia, che, a partire dal 2015, prevedrà l'invio oltralpe di 235 tonnellate di combustibile irraggiato (gran parte ancora a Caorso) e il suo ritorno in Italia sotto forma di scorie vetrificate.
Attivisti di Greenpeace in azione presso la sede dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, che si trova a Vienna. Gli attivisti hanno recapitato un campione di suolo contaminato da radiazione e proveniente dalla zona di Cernobyl
Il ritrattamento di combustibile irraggiato (o
"riprocessamento") era stato abbandonato dal primo governo Prodi
nel 1999 a favore dello stoccaggio a secco, prassi prevalente nel
mondo, meno rischiosa e meno costosa. Il motivo storico per cui si
è sviluppata la tecnica del ritrattamento è legato all'estrazione
del plutonio dalle barre irraggiate, elemento il cui scopo
fondamentale è di tipo militare. In assoluto, il riprocessamento è
la fase più inquinante del ciclo dell'uranio. In passato, l'Italia
aveva inviato barre di combustibile irraggiato a Sellafield,
impianto inglese chiuso dopo l'ennesimo incidente nel 2005. Nel
febbraio 2005, proprio per protestare contro questa scelta,
Greenpeace aveva cercato di bloccare un carico di scorie.
Recentemente i 12 attivisti di Greenpeace sono stati tutti assolti
al processo di primo grado.
"Si è ingenerata nelle popolazioni l'attesa di essere "liberati"
dalle scorie", afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne
di Greenpeace Italia. "Si tratta però un'attesa ingiustificata: le
scorie torneranno e, in assenza di un deposito dove ospitarle,
torneranno molto probabilmente agli impianti che le hanno generate.
La legge francese, infatti, vieta di importare scorie e l'accordo
intergovernativo ha fissato le date dei rientri in Italia. In tutti
i casi", conclude Onufrio, "la gran parte del volume delle scorie è
costituito proprio dalle parti contaminate degli impianti stessi,
che dovranno essere 'custodite' per almeno tre secoli."
Altre frazioni di rifiuti nucleari di terza categoria di cui
oggi non è chiaro il destino, secondo il documento di Greenpeace,
sono:
- il combustibile proveniente dal reattore statunitense Elk River
(ossidi misti uranio-torio) che rimane in Trisaia (Basilicata) e
che non si sa che destinazione possa mai avere. Già di proprietà
statunitense la responsabilità della sua gestione per la
sistemazione è stata rifiutata dagli Usa;
- i rifiuti liquidi di Saluggia (240 metri cubi di materiale
altamente radioattivo sciolto in acido nitrico) che devono essere
condizionati (solidificati) in sito e comunque messi in un deposito
italiano;
- i 3000 metri cubi di grafite contaminata da carbonio 14
nell'impianto di Latina di cui non sono note modalità di
smantellamento e condizionamento e che comunque dovranno andare in
un deposito italiano.
In sostanza, i contribuenti italiani spenderanno oltre 250
milioni di euro per un viaggio di andata e ritorno che non risolve
nessun problema: una operazione costosa, rischiosa e inquinante
fatta solo per perdere tempo e illudere le popolazioni locali che
verranno "liberate". Greenpeace chiede dunque al governo di:
- Informare la popolazione italiana sulla effettivo stato di
sicurezza radiologica dei siti dove sono stoccate le scorie
nucleari e sulle operazioni necessarie a mettere in sicurezza
queste scorie;
- Rivedere l'opzione del "riprocessamento" per il combustibile
nucleare irraggiato e riprendere in considerazione l'opzione
"stoccaggio a secco", già a suo tempo scelta durante il primo
governo Prodi.
Notes: Briefing "Il riprocessamento del combustibile"
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/riprocessamento-combustibile.pdf
Le dichiarazioni sul tema di Ronchi
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/ritrattamento-ronchi.pdf
Le dichiarazioni sul tema di Scalia
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/rittrattamento-scalia.pdf
Le dichiarazioni sul tema di Bartolomei
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/ritrattamento-bartolomei.pdf