Comunicato stampa - 25 aprile, 2006
Domani è il ventennale del più grande disastro nucleare della storia. Greenpeace denuncia come ancora non si sia trovata una soluzione accettabile per la messa in sicurezza del sito. Il sarcofago che copre il reattore 4 a Cernobyl è stato costruito per una vita massima di 20-30 anni. Una soluzione a lungo termine ancora non è stata trovata.
"È una saga senza fine" commenta Pippo Onufrio, direttore delle
campagne di Greenpeace "Il completamento della struttura, previsto
in questi anni è spostato ora nel 2011. I costi, inizialmente
valutati in 768 milioni di dollari, oggi sono stimati in un
miliardo e 91 milioni, un aumento del 40 per cento e siamo lontani
dall'avvio dei lavori. Uno dei motivi del ritardo nel
consolidamento delle strutture, riguarda il reperimento del
personale, che ha tempi di rotazione in funzione delle dosi di
radioattività assorbite. Le preoccupazioni sul fatto di esporre i
lavoratori a dosi maggiori dei limiti si sono già rivelate
fondate"
Lo stato dell'attuale sarcofago va peggiorando sempre di più. Le
misure di stabilizzazione sono andate a rilento e non tutte le
parti della struttura attuale sono raggiungibili. Si è visto che il
recupero delle masse contenenti il combustibile nucleare del
reattore 4 è molto complicato e costoso e per questa ragione è
stato eliminato.
Com'è noto, un accordo sullo smantellamento del reattore è stato
siglato dal G7 e l'Ucraina nel 1995. Le ricerche seguenti
confermarono che nessuno degli approcci presi in considerazione
avrebbero consentito una messa in sicurezza definitiva del
reattore. L'obiettivo è quello di raggiungere un livello di
sicurezza che possa durare nel medio periodo, ovvero per i prossimi
50-100 anni, in attesa di trovare una soluzione per il lungo
termine. Si discute ora della costruzione di una struttura ad arco
in acciaio per la copertura del reattore che dovrebbe consentire,
in una seconda fase, il recupero dei materiali radioattivi ancora
dentro il reattore. Un sito di stoccaggio intermedio per le barre
radioattive presenti negli altri tre reattori è una delle
condizioni per la disattivazione dell'impianto di Cernobyl e la
realizzazione del sarcofago.
Un eventuale collasso della struttura attuale avrebbe come
conseguenza un rilascio di radioattività significativo fino a
distanze di 50 chilometri e oltre, mentre le conseguenze potrebbero
essere gravi in un raggio fino a 20 chilometri. "Soltanto nel
dicembre 2000 gli altri tre reattori di Cernobyl sono stati spenti
definitivamente. La giustificazione del tenerli accesi era legata
al fatto di poter finanziare in parte il sarcofago con la vendita
di elettricità; oggi si pensa di rivendere i pezzi dei reattori
ancora utilizzabili per finanziare misure adeguate di sicurezza.
La visione dell'Aiea, che vuole presentare l'incidente di di
Cernobyl come "meno grave del previsto" è tendenziosa e fuori dalla
realtà: rimane il dubbio se una soluzione verrà mai trovata, viste
anche le resistenze che emergono in Ucraina che teme di esser
lasciata sola col problema del recupero del materiale radioattivo
una volta costruito il secondo sarcofago. A vent'anni dalla
catastrofe constatiamo che non esiste ancora una soluzione, che
quella intermedia è in ritardo e con costi crescenti e che le
conseguenze dell'incidente non possono essere gestite
adeguatamente" conclude Onufrio.