Comunicato stampa - 24 novembre, 2006
Greenpeace commenta la notizia della firma dell'accordo tra Italia e Francia per l'invio agli impianti di riprocessamento francesi delle 235 tonnellate di combustibile nucleare irraggiato presenti ancora a Caorso.
Trasporti ferroviari di scorie nucleari.
L'accordo conferma la linea del governo Berlusconi di
riprocessare le scorie in Francia, e contraddice la scelta fatta
dal governo dell'Ulivo nel 1999 di effettuare lo stoccaggio a
secco. Il contratto con la francese Areva era stato siglato da
Sogin già mesi fa, ma per la nuova legge francese è necessario un
accordo intergovernativo per definire i tempi del rientro delle
scorie vetrificate al Paese di provenienza.
Il riprocessamento è un processo industriale con il quale si
separa il plutonio - l'elemento base per costruire le armi nucleari
- e l'uranio fissile residuo, dai prodotti di fissione: un processo
inquinante che produce emissioni di radionuclidi in aria e in
acqua. Nel mondo il riprocessamento è una pratica che riguarda una
frazione minoritaria della gestione del combustibile nucleare
esaurito - che è la parte più pericolosa delle scorie nucleari.
L'alternativa è lo stoccaggio a secco del combustibile, largamente
praticato e di gran lunga meno rischioso: si evita il trasporto
delle scorie, le emissioni in acqua e aria di radioattività, la
separazione del plutonio, materiale principe per la costruzione di
bombe atomiche.
L'accordo prevede che le barre di combustibile irraggiato di
Caorso debbano essere trasferite in Francia tra il 2007 e il 2015 e
rientrare in Italia tra il 2020 e il 2025. Non è chiaro il destino
delle circa 4 tonnellate di plutonio italiano ancora presenti
presso la centrale Superphenix di Creys-Malville, chiusa
definitivamente dal 1997 dopo i numerosi incidenti che ne hanno
segnato la breve vita. A partire dal 2010 dovrebbero inoltre
rientrare le scorie vetrificate dall'impianto inglese di
Sellafield, dove furono a suo tempo inviate le barre di
combustibile irraggiato delle altre centrali nucleari italiane.
Dove verranno portate?
"Il riprocessamento del combustibile irraggiato è un processo
inquinante, che prevede il trasporto in andata e ritorno di
materiali radioattivi, e che ha come unico scopo quello di
continuare a produrre plutonio" afferma Giuseppe Onufrio, direttore
delle Campagne di Greenpeace. "Rispetto allo stoccaggio a secco del
combustibile ha costi almeno doppi. Le cifre che circolano sono di
267 milioni di euro: così spenderemo più soldi per generare più
rischi e senza risolvere il problema, rinviandolo a data da
destinarsi".