Comunicato stampa - 3 aprile, 2009
Dopo le rivelazioni di questa settimana in cui il gigante francese dell’elettricità e primo produttore di energia nucleare EDF, è stato accusato di spionaggio nei confronti di Greenpeace, gli investigatori dell’ufficio centrale francese per la lotta alla criminalità tecnologica, questa mattina hanno trascorso tre ore negli uffici di Greenpeace Francia.
Spionaggio informatico a Greenpeace Francia
Secondo le prove di cui Greenpeace è venuta in possesso, lo
spionaggio di cui l'associazione è stata vittima è stato il
risultato del lavoro mirato di persone esperte.
Greenpeace si è dichiarata pronta a fornire gli elementi
necessari, backup e computer hackerati, in modo che questi atti di
estrema gravità siano chiariti.
Greenpeace chiede al governo francese di trarre le conseguenze
di queste pratiche che appartengono ad altre tristi epoche,
sicuramente non democratiche. Le funzioni del direttore della
sicurezza dell'EDF, il contro-ammiragio Durieux, devono essere
sospese in attesa che sia fatta luce sulla questione.
"Tre giorni dopo l'esplosione di questo scandalo, la linea di
difesa di EDF e Kargus Consulting non tiene più - dichiara Pascal
Husting, direttore generale di Greenpeace Francia- Non si tratta di
un fatto isolato di un hacker irresponsabile. E' la volontà
manifesta di spiare il nostro lavoro. A che scopo? Di cosa ha paura
EDF?"
"E' certo che hanno avuto accesso a moltissime informazioni su
Greenpeace - spiega Loic Prévolat, responsabile del servizio
informatico di Greenpeace Francia- Non sappiamo in che misura anche
i server internazionali dell'organizzazione possano essere stati
colpiti. Noi non abbiamo i mezzi tecnici ed economici per
proteggerci contro gli atti di spionaggio e pirateria professionale
commissionati da grosse imprese!"
A differenza di EDF Greenpeace non ha nulla da nascondere. Nel
2006 Greenpeace aveva reso pubblico un documento che denunciava la
vulnerabilità del reattore EPR in costruzione a Flamanville,
proprio nel momento in cui EDF aveva deciso di attivare questo
suo reattore facendone una vetrina per la commercializzazione in
tutto il mondo (la stessa tecnologia è prevista in Italia). EDF ha
evidentemente ritenuto che Greenpeace poteva nuocere alle sue
ambizioni commerciali, decidendo di boicottare e spiare
l'associazione, anche andando contro la legge. Il cantiere di
Flamanville è già un anno in ritardo e i costi sono aumentati del
20 per cento, mentre il cantiere in Finlandia registra un aumento
dei costi superiore al 50 per cento. L'EPR è un disastro
industriale, energetico ed economico.
Allora come oggi Greenpeace punta il dito contro questo tipo di
impianto come l'EPR, rischioso, costoso e che non crea molti posti
di lavoro. Ricordiamo che a parità di spesa, le misure di
efficienza energetica e le fonti rinnovabili creerebbero quindici
volte più posti di lavoro.
Il ricorso al nucleare riduce in realtà la possibilità di
cercare una vera soluzione ai cambiamenti climatici.