Il tonno rosso è in pericolo. E l'ICCAT non fa molto per tutelarlo.
In particolare, il tonno rosso è al collasso per una pesca
indiscriminata e illegale. Ogni anno si pescano circa 50.000
tonnellate di tonno, mentre la quota legale è intorno a 32.000
tonnellate e il Comitato Scientifico dell'Iccat ha avvisato che non
se ne dovrebbero pescare più di 15.000 tonnellate. Greenpeace
chiede di fermare la pesca per il recupero dello stock.
"Il cosiddetto 'piano di recupero' del tonno rosso, deciso
dall'Iccat l'anno scorso, è solo uno scherzo e di pessimo gusto" -
dichiara Alessandro Giannì, responsabile della campagna Mare di
Greenpeace. - "Quel piano permette di pescare il doppio di quanto
suggerito dalla ricerca scientifica e l'Iccat non è nemmeno in
grado di farlo rispettare. Se l'Iccat vuol recuperare il tonno
rosso, e la sua credibilità, deve fermare subito la pesca."
Nelle attività illegali, scoperte da Greenpeace sia con attività
investigative che tramite osservazioni in mare effettuate dalle sue
navi, sono coinvolti anche pescherecci italiani, oltre che libici,
francesi, spagnoli, cinesi, taiwanesi, e molte altre imbarcazioni
con "bandiera ombra". Non meno preoccupante è l'illegalità nel
settore degli impianti di ingrasso del tonno rosso. Ad esempio, i
proprietari di un impianto localizzato a Cetara, che Greenpeace ha
contestato, hanno dichiarato al Consiglio di Stato di aver già
avviato l'attività, ma l'impianto non è tra quelli autorizzati dal
Ministero delle Politiche Agricole. Il Consiglio di Stato ha
ritenuto di far consentire, al momento, 'la prosecuzione
dell'attività economica intrapresa'. Un'attività ovviamente non
autorizzata.
"Quanti tonni ci sono a Cetara?" - continua Giannì -"Quanti
altri impianti fantasma esistono nel nostro Paese? Cosa fa il
Ministero delle Politiche Agricole per controllare l'attuazione dei
propri decreti?"
Greenpeace chiede, inoltre, all'Iccat di proteggere con riserve
marine le aree di riproduzione del tonno rosso, come il Tirreno
Meridionale, e di avviare una gestione efficace delle attività di
pesca senza concedere deroghe, come quelle che consentono, in
alcuni Paesi, di pescare tonni di pochi chilogrammi di peso, e con
una lotta serrata alla pesca pirata e alle "bandiere ombra".
Greenpeace chiede la creazione di una rete di riserve marine per
proteggere il 40 per cento dei mari del Pianeta, compreso il
Mediterraneo, come soluzione a lungo termine contro la pesca
eccessiva e distruttiva e per consentire ai nostri mari di
ritornare in salute.