Attivisti di Greenpeace sulle gabbie di ingrasso dei tonni Cetara.
Per protestare contro lo sfruttamento eccessivo del tonno rosso
alcuni attivisti di Greenpeace sono saliti sul bordo di una delle
gabbie di ingrasso presenti nelle acque della Costiera Amalfitana
aprendo lo striscione "Tonni in gabbia, Costiera inguaiata - Stop
tuna farming". Altri attivisti si sono invece immersi nella gabbia
mostrando sagome stilizzate di lische di tonno a simboleggiare la
fine del tonno rosso nel Mediterraneo. Sul gommone Romina Power si
è unita alla protesta di Greenpeace aprendo lo striscione "Piu'
riserve marine, piu' tonni in mare". Per controllare il blitz sono
intervenuti sul posto Guardia Costiera, Guardia di Finanza,
Carabinieri e Polizia.
Il tonno rosso del Mediterraneo, quello usato per il sushi,
rischia il collasso. Eppure si continua a pescare ben oltre i
limiti, 15.000 tonnellate, stabiliti dalla ricerca scientifica: gli
Stati hanno deciso una quota per il Mediterraneo di circa 30.000
tonnellate ma, in assenza di controlli efficaci, se ne pescano
oltre 50.000 tonnellate. Questa pesca sfrenata è causata dalla
pratica dell'ingrasso del tonno. Dalle reti ("tonnare volanti") i
tonni sono trasferiti all'interno di gabbie e fatti ingrassare per
qualche mese per essere venduti soprattutto in Giappone dove il
tonno grasso è apprezzato per il sushi. In tutto il Mediterraneo
gli "allevamenti" hanno una capacità che si avvicina alle 60.000
tonnellate, quasi il doppio della quota ammessa.
"La corsa sfrenata al tonno rosso rischia di finire male, e
molto presto: davvero questo pianeta non può più sopravvivere senza
sushi? Per me è stato sconvolgente scoprire che i tonni e altre
risorse del mare stanno scomparendo." - dichiara Romina Power -
"Per questo ho deciso di sostenere la campagna di Greenpeace e la
sua proposta di una rete di riserve marine che permetterà alle
popolazione ittiche, e al mare tutto, di rigenerarsi".
L'ingrasso del tonno produce altri impatti. Ogni anno si usano
225.000 tonnellate di pesci (commestibili) come mangime, con un
ulteriore sovrasfruttamento delle risorse ittiche: se per produrre
un chilo di pesce come un'orata "bastano" 5-8 kilogrammi di
mangime, per far ingrassare di un chilo il tonno ne occorrono fino
a 25 kilogrammi. Inoltre gli escrementi dei tonni e il mangime non
mangiato possono causare acque torbide e maleodoranti, come
denunciato da cittadini e operatori turistici in Italia
(Castellammare del Golfo, Vibo Valentia, Corigliano Calabro, Marina
di Camerota), Turchia e Malta.
In particolare, Greenpeace si è attivata contro il progetto
delle gabbie per l'ingrasso di tonni a Cetara, nel mare della
Costiera Amalfitana. Oltre alla dubbia compatibilità con il turismo
in Costiera, resta il fatto che il collasso dello stock del tonno è
imminente. Quest'anno molti impianti in Italia sono rimasti vuoti:
costruirne altri è semplicemente una follia.
Greenpeace sostiene invece la proposta del Comune di Maiori di
istituire una riserva marina a Capo d'Orso. Questa riserva è molto
vicina al sito dell'impianto di ingrasso e non è compatibile con la
sua presenza per i rischi di un eccessivo input di sostanza
organica. Greenpeace ha effettuato sopralluoghi nella zona: Capo
d'Orso è un sito meritevole di tutela ma che soffre per gli
sversamenti di sedimenti in mare che rischiano di soffocare nel
fango flora e fauna.
"Le riserve marine sono la risposta giusta alla crisi del mare e
della pesca" dichiara Alessandro Giannì, responsabile della
campagna Mare di Greenpeace. "Esse sono necessarie sia lungo la
costa che in alto mare, con aree più grandi per tutelare specie
migratrici come il tonno. Ma anche fuori dalle riserve dobbiamo
usare le risorse del mare in modo razionale. Il mare non può essere
considerato la pattumiera della nostra cosiddetta civiltà".
Greenpeace chiede la creazione di riserve marine nel Mar
Mediterraneo, come parte di una rete globale che copra il 40 per
cento dei nostri mari e oceani, per proteggere la vita marina e
permettere agli stock di pesce di riprodursi.