Comunicato stampa - 29 gennaio, 2010
"Il tonno italiano è insostenibile dalla pesca alla scatoletta. Anche a causa sua il nostro mare si sta svuotando".
Greenpeace lancia oggi la classifica “Rompiscatole” sulla sostenibilità del settore del tonno in scatola in Italia. Dei 14 marchi valutati, 11 finiscono “in rosso” perché non hanno precisi criteri per garantire che la pesca del proprio tonno non danneggia l’ambiente.
In cima alla classifica ci sono Coop, ASdoMar e Mare Blu che, sebbene non siano effettivamente sostenibili, hanno almeno una regolamentazione scritta. Tuttavia anche queste aziende dovranno raccogliere la sfida di applicare alla realtà quanto promesso sulla carta.
Greenpeace lancia la classifica "Rompiscatole" sulla sostenibilità del settore del tonno in scatola.
Il tonno in scatola è la conserva ittica più venduta in Italia e
nel mondo, ma ben pochi consumatori sanno cosa c'è davvero nelle
scatolette. Per pescare il tonno si utilizzano spesso metodi
distruttivi come i palamiti e le reti a circuizione con sistemi di
aggregazione per pesci (o FAD), che sono responsabili della cattura
accidentale di un'ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe
e squali, e di esemplari immaturi di tonno. Il pinna gialla, il più
consumato in Italia, è sotto pressione e la salvaguardia di alcuni
stock desta ormai serie preoccupazioni.
<<In Italia si consumano più di 140mila tonnellate di
tonno in scatola all'anno - spiega Giorgia Monti responsabile
della campagna Mare di Greenpeace - ma non esiste sul mercato un
marchio realmente sostenibile. È ora che distributori e produttori
si assumano la responsabilità degli impatti ambientali causati
dalla pesca del tonno che ci vendono e che prendano impegni precisi
per evitarli>>.
Cambiare è possibile. Quando i consumatori hanno sollevato il
problema delle catture dei delfini, l'industria ha risposto
positivamente e ora quasi tutto il tonno in scatola venduto in
Italia è "dolphin safe", ma purtroppo non basta.
Per raccogliere informazioni sulla sostenibilità delle
scatolette, Greenpeace ha inviato un questionario alle aziende e
sulla base delle risposte pervenute ha elaborato la valutazione.
Zero in classifica per due dei marchi più venduti in Italia -Tonno
MareAperto STAR e Consorcio - per la loro assoluta mancanza di
trasparenza. Un punteggio di 0,7 a Nostromo che fornisce ben poche
informazioni sulla provenienza del tonno utilizzato.
Riomare guadagna qualche punto in più, perché dimostra di avere
informazioni precise sull'origine dei propri prodotti, ma si trova
comunque in basso, non avendo adottato precisi criteri di
sostenibilità nella scelta del tonno utilizzato. Il punteggio più
alto va a Coop, ASdoMar e Mare Blu, le uniche che hanno adottato
una politica scritta per l'approvvigionamento sostenibile. ASdoMar,
inoltre, è uno dei pochi che, in metà dei propri prodotti, utilizza
il tonnetto striato - specie considerata in buono stato - pescato
con metodi sostenibili (lenza e amo).
"Le decisioni dei produttori di tonno in scatola e della grande
distribuzione organizzata possono davvero trasformare il mercato.
La soluzione esiste, e prima che anche gli stock di tonno tropicale
vengano totalmente compromessi, come è successo per il tonno rosso
del Mediterraneo, bisogna eliminare gli attrezzi pericolosi,
ridurre lo sforzo di pesca e tutelare con riserve marine le aree
più importanti per queste specie." conclude Giorgia Monti.