Gli attivisti turchi di Greenpeace hanno steso dei banner con il
messaggio ''Nucleare? No, grazie!"
scritto in russo e turco, appellandosi al proprio governo perché
interrompa subito i negoziati.
"Se ci sarà l'accordo, come per le Matrioske russe, non ci
saranno sorprese- ha dichiarato Korol Diker, responsabile della
campagna energia di Greenpeace Mediterraneo. - Dalla visita di
Putin arriverà un accordo costoso, pericoloso e pieno di scorie
radioattive, che provocherà la dipendenza della Turchia
dall'energia nucleare. La lobby nucleare continua a sostenere che
questo tipo di energia è 'pulita e sicura'. Mentre è già stata
ampiamente testata, a Chernobyl!"
Durante la visita del Primo Ministro russo saranno negoziati
anche il rinnovo dell'accordo sul gas, le vendite di gas russo a
paesi terzi, l'oleodotto Baku-Ceyhan e il gasdotto South Stream
(motivo della presenza 'a sorpresa' di Berlusconi). Le parti
utilizzeranno la gara d'appalto per l'impianto nucleare come uno
strumento diplomatico ed è ovvio che a perdere saranno i cittadini
turchi e l'ambiente.
"La sicurezza non è l'unico problema dell'energia nucleare-
spiega Andrea Lepore, campagna Clima di Greenpeace. - Il nucleare
comporta anche alti costi di costruzione, come dimostrato dalla
recente gara d'appalto in Ontario, Canada, con cifre quasi quattro
volte quelle ufficiali. E poi rimangono problemi irrisolti nella
gestione delle scorie radioattive, alti costi di dismissione e
rischi di proliferazione nucleare. Queste risorse vanno invece
spese per una Rivoluzione Energetica basata su efficienza e fonti
rinnovabili".
Ne è un altro esempio eclatante la Finlandia, dove la centrale
nucleare di Olkiluoto 3, che è in corso di costruzione da parte
della società francese Areva, è in ritardo nei tempi di costruzione
di 38 mesi e le parti sono arrivate a un'azione legale
internazionale per determinare chi deve pagare i 3,2 miliardi di
dollari di costi aggiuntivi.
Per l'energia nucleare saranno spesi tra i 50 e i 60 miliardi di
dollari dei cittadini turchi, utili a garantire solo il 4% del
fabbisogno energetico nazionale, mentre il popolo turco dovrà avere
a che fare con gli infiniti problemi causati dal nucleare per i
secoli a venire. Il rapporto di Greenpeace Energy [R]evolution
mostra come i paesi in via di sviluppo siano in grado di essere
autosufficienti producendo energia pulita e meno costosa da fonti
rinnovabili creando anche migliori e maggiori posti di lavoro.
"Per evitare effetti disastrosi sui cambiamenti climatici e per
rilanciare l'economia e l'occupazione, dobbiamo investire in
soluzioni reali, come le rinnovabili e l'efficienza e non in false
speranze, come l'energia nucleare: in Turchia come in Italia"
conclude Lepore.