Comunicato stampa - 19 settembre, 2007
La commissione europea da oggi vieta la pesca al tonno in tutto il Mediterraneo e nell'Atlantico orientale per tutto il 2007. Greenpeace, che da sempre denuncia la situazione fuori controllo della pesca del tonno, nota con rammarico che si è la seconda metà di settembre per fermarla. Italia e Francia avevano già imposto il blocco a luglio. Non è un risultato inatteso, dopo l'esito delle varie riunioni dell'Iccat, la Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno rosso.
Greenpeace propone l'istituzione di un network internazionale di riserve marine, per tutelare la biodiversità degli ecosistemi del mare e mitigare gli impatti del cambiamento climatico.
"Nel 2006, il Comitato Scientifico Iccat era stato molto chiaro:
lo stock è a rischio di collasso" spiega Alessandro Gianni,
responsabile della Campagna Mare di Greenpeace. "L'unica
possibilità di salvarlo è data da una serie di misure di
protezione, compresa la riduzione delle catture a 15.000
tonnellate/anno e una rete di riserve marine nelle zone di
riproduzione".
Quest'estate Greenpeace ha dimostrato le attività illegali dei
pescherecci dell'Ue, anche italiani, che sono stati visti mentre,
tra l'altro, passavano i tonni a cargo frigo con bandiera ombra.
L'associazione ha anche dimostrato che molte delle gabbie di
ingrasso presenti in Italia sono vuote. Ad esempio in Costiera
Amalfitana, nonostante una fortissima opposizione locale,
un'impresa ha chiesto di istallare nuovi impianti, pur avendo due
gabbie vuote a Procida, poco distante. In ballo ci sono gli
interessi verso interessanti finanziamenti dell'Ue.
Agli inizi di settembre Greenpeace ha denunciato lo sbarco
illegale di 96 tonnellate di tonni nel porto di La Valletta
(Malta): questi tonni provenivano da due pescherecci libici che
dovevano essere fermi da metà giugno. Le Autorità maltesi hanno
risposto che questi pescherecci avevano i certificati di sbarco
dell'Iccat. Il dubbio dell'associazione è sull'autenticità di
questi documenti.
Nel comunicare lo stop alla pesca, la Commissione Europea ha
affermato che verranno sottratte alle future quote di pesca tutti i
quantitativi pescati in eccesso. Questo principio fino ad ora non
sempre è stato applicato e Greenpeace attende di sapere i risultati
dell'investigazione che la Commissione sta effettuando, anche
perché sono stati garantiti più monitoraggi e controlli.
"Va bene controllare di più, ma a che serve se poi in Italia le
sanzioni sono ridicole? Chi pesca illegalmente pesci che valgono
centinaia di migliaia di euro rischia una sanzione di 2.000 euro!"
denuncia Alessandro Giannì. "L'unica soluzione è diminuire la
flotta di pesca e prevedere sanzioni severe per chi pesca al di la'
della quota o, addirittura, senza alcuna quota".
Oltre alla riduzione della pesca e a maggiori controlli,
Greenpeace chiede che, in linea con le norme del Regolamento
Comunitario sulla Pesca in Mediterraneo, le aree di riproduzione
del tonno rosso siano incluse in una rete di riserve marine
d'altura. Greenpeace chiede anche che alla prossima riunione Iccat
in Turchia, l'Ue si faccia promotrice di una revisione del "piano
di gestione" del tonno con una riduzione delle quote verso i valori
suggeriti dal Comitato Scientifico dell'Iccat.
Notes: Scheda sintetica Greenpeace sul tonno (vers. Italiana)
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/scheda-tonni.pdf
Rapporto Greenpeace sul tonno (vers. Inglese)
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/tonno