Comunicato stampa - 7 ottobre, 2008
Luci e ombre sul voto di oggi del Comitato Ambiente del Parlamento europeo riguardo il sistema di scambio europeo delle emissioni di CO2 (ETS), parte del “pacchetto” europeo in materia di energia e clima. Il Parlamento ha confermato che l’obiettivo unilaterale per la riduzione dei gas serra scatterà al 30% in caso di raggiungimento di un accordo internazionale per la seconda fase di Kyoto. Tuttavia sono stati stanziati nuovi sussidi all’industria del carbone, concedendo crediti di CO2 per 10 miliardi di euro a progetti di cattura e sequestro della CO2 (CCS).
Il cambiamento climatico è in atto. Ma è ancora possibile fare qualcosa. Bisogna agire subito. E creare le basi per una vera rivoluzione dell'energia.
"È impensabile lasciare alle spalle l'era oscura delle fonti
fossili se l'Europa continua a elargire nuovi incentivi. La CCS è
una truffa per tenere in piedi l'industria del carbone, abbiamo
invece bisogno di una rivoluzione energetica pulita adesso" afferma
Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di
Greenpeace.
Greenpeace è critica anche sulla possibilità, aperta dal
Parlamento europeo, di accettare crediti di CO2 provenienti da
progetti di riforestazione all'estero. Se così fosse, il prezzo
della CO2 andrà per la seconda volta in "caduta libera". Prima di
fare un passo del genere i governi europei dovrebbero inoltre
assumersi chiaramente la responsabilità dei gravi impatti per la
biodiversità e violazione di diritti umani.
Il voto del Parlamento ha, inoltre rinnegato il principio "chi
inquina paga" concedendo ampie eccezioni a diversi settori
industriali che continueranno a ricevere quote di CO2 gratis dai
governi per lungo tempo. L'assegnazione su base d'asta completa
entrerà in vigore per tutti solamente dal 2020. Greenpeace giudica
invece positiva l'introduzione di nuove sanzioni per i governi che
non sapranno ridurre le emissioni dei settori "non-ETS".
"Il Governo italiano è avvertito: la strada verso un ritorno al
nucleare in Italia è impraticabile perché compromette la
possibilità di sviluppare le rinnovabili e limitare da subito le
emissioni di gas serra. Scaricare sui cittadini italiani i rischi
nucleari, i costi per la gestione delle scorie radioattive e le
multe per le inadempienze su Kyoto da qui al 2020 è un piano
diabolico" conclude Tedesco.