L'Ungheria blocca la coltivazione di OGM

Comunicato stampa - 19 gennaio, 2005
Il governo ungherese ha deciso oggi di bandire la coltivazione e l'importazione del mais Ogm della Monsanto, denominato MON810, che la Commissione aveva deciso di inserire, a settembre 2004, nel registro comunitario delle sementi, agevolando così il via libera all'acquisto in tutta Europa di semi di mais transgenico. La decisione dell'Ungheria arriva all'indomani della manifestazione di Greenpeace di fronte all'ufficio del primo ministro, a Budapest.

L'Ungheria dice NO alla Monsanto e decide di bloccare la coltivazione e l'importazione di OGM

"L'Ungheria ha preso una decisione reponsabile bandendo gli Ogm: è l'unico modo di proteggere gli agricoltori dai costi economici della contaminazione genetica e di prevenire danni alla biodiversità. L'Italia dovrebbe fare altrettanto, in mancanza di un comportamento responsabile da parte della Commissione Europea" afferma Federica Ferrario, campagna Ogm di Greenpeace.

Greenpeace critica con forza la decisione della Commissione, presa l'8 settembre scorso, di inserire 17 nuove varietà di mais transgenico MON810 (della multinazionale Monsanto), nel registro comunitario delle sementi. Il MON810 era stato autorizzato in Europa nel 1998, prima che gli Stati membri decidessero una moratoria sulle nuove autorizzazioni. La Commissione aveva provato, a novembre scorso, a forzare 5 Stati membri a eliminare i bandi nazionali agli Ogm (in piedi grazie alle "clausole di salvaguardia"): Austria, Lussemburgo, Germania, Francia e Grecia avevano imposto dei bandi all'importazione e alla coltivazione di Ogm tra il 1997 e il 2000, sulla base di preoccupazioni legate alla sicurezza. Ora saranno i ministri dell'ambiente dell'Ue a votare sul mantenimento di questi bandi. Ci sono numerose varietà Ogm in attesa di approvazione per la coltivazione, come il mais Bt 11 Syngenta ed il Pioneer 1507. In seguito all'obiezione di alcuni Stati, l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) dovrà esprimersi nuovamente, ma Greenpeace ha ripetutamente criticato sul piano scientifico le valutazioni svolte da questo Ente. 

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