Una scomoda verità: il ritorno al carbone allontana l'Italia da Kyoto

Pubblicazione - 2006-12-14
In questo rapporto Greenpeace presenta alcune riflessioni sulle politiche per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in Italia, strette nella contraddizione degli obiettivi di Kyoto e dell'espansione del consumo di carbone. Nello specifico si affrontano poi le prospettive di crescita delle emissioni di CO2 da carbone, a partire dai progetti di sviluppo e conversione – già in fase di attuazione o ancora solo ipotetici – che intendono rilanciare il carbone a scala nazionale. Completa il quadro una appendice con gli impegni fissati dal Governo e del Parlamento in tema di politica energetica.

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Executive summary:

L'Italia è inadempiente rispetto agli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra e le azioni in corso sono totalmente insufficienti a rispettare l'impegno assunto. L'unico strumento comunitario per intervenire sulle emissioni dei grandi impianti industriali è la Direttiva sull'Emission Trading (2003/87/CE). L'Italia sta forzando l'applicazione di questa Direttiva per far spazio al carbone, la fonte più sporca e con le maggiori emissioni specifiche di gas a effetto serra. L'applicazione della Direttiva in Italia tende a salvaguardare il carbone, vanificando il senso della norma, che vorrebbe invece introdurre un meccanismo di mercato per premiare le soluzioni più pulite ed efficienti. A questa situazione si aggiunge il forte ritardo accumulato nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo per le fonti rinnovabili, definiti dalla Direttiva europea 2001/77/CE.

Se tutti i progetti in corso e le ipotesi di espansione del carbone venissero realizzate avremmo un aumento di oltre 40 MtCO2: un sostanziale raddoppio delle emissioni da carbone. Di quest'aumento potenziale l'80 per cento circa sarebbe attribuibile a ENEL, a cui già oggi è imputabile il 70 per cento delle emissioni relative a questa fonte per il settore termoelettrico. Il contributo del carbone copre attualmente circa il 17 per cento della produzione elettrica nazionale. Se questa quota salirà, le emissioni di gas serra cresceranno ulteriormente. Solo con i progetti di Civitavecchia e Porto Tolle il contributo del carbone salirà al 24 per cento circa.

Greenpeace chiede al Governo italiano di bloccare tutti i progetti di centrali a carbone – Civitavecchia e Porto Tolle in primis – e presentare un quadro coerente di politiche e misure sufficienti a riportare il Paese in linea con il Protocollo di Kyoto; di impegnarsi a definire obiettivi vincolanti sia per la produzione di elettricità da fonte rinnovabile, che per gli usi termici; di recepire e attuare il Piano d'Azione europeo con il 20 per cento di efficienza negli usi finali entro il 2020, di cui metà da raggiungere entro il periodo previsto per il Protocollo di Kyoto (2012); di sostenere in sede europea e internazionale l'impegno di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra a livello mondiale del 30 per cento entro il 2020 e del 50 per cento al 2050.

Greenpeace chiede invece all'Enel di rinunciare ai progetti di riconversione a carbone di Civitavecchia e Porto Tolle; di intervenire sugli impianti esistenti a carbone per aumentarne l'efficienza e ridurne le emissioni di gas a effetto serra; di orientare i propri investimenti sulle fonti rinnovabili e su misure di efficienza energetica.

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