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PVC - cosa c'é che non va

Pubblicazione - 2 aprile, 1998
Questo documento rappresenta il contributo di Greenpeace presentato in occasione del primo incontro pubblico tra industria del PVC e mondo ambientalista sul problema dell'impatto della produzione, dell'uso e dello smaltimento del PVC sulla salute umana e sull'ambiente. In questo rapporto sono riportate informazioni scientifiche che riguardano l'intero ciclo di vita del materiale plastico.

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Executive summary: Il PVC si distingue in maniera sostanziale dalle altre termoplastiche per una notevole presenza del cloro, che è un inquinante ubiquitario. Il PVC é responsabile della formazione di svariati inquinanti organici del cloro tra i quali spiccano per tossicità, diossine e furani. E' inoltre responsabile del rilascio, sia in fase di produzione che durante l'uso di manufatti, di CVM, il monomero cancerogeno di cui è costituito e dell'emissione di alcuni additivi, con particolare riferimento agli ftalati ed alle paraffine clorurate [ usati come plasticizzanti per conferire elasticità ai prodotti finali ], oltre che al piombo ed ai composti organostannici [ usati come stabilizzanti ].

Essendo, inoltre, un materiale assai eterogeneo e ricco di composti tossici il PVC presenta anche molti problemi in fase di smaltimento.

I problemi ambientali relativi alla produzione, all'utilizzo ed allo smaltimento del PVC sono molto complessi. I rischi sanitari ed ambientali associati a tale settore industriale sono, tuttavia, di tale portata ed importanza che è possibile ignorarli: le evidenze scientifiche sono sufficienti a dimostrare l'insostenibilità del PVC in una società moderna e la necessità di agire al più presto. Da più parti oramai viene invocata l'applicazione del principio precauzionale, sancito nella riunione di Rio de Janeiro del 1992, e fondamentale per evitare di agire solo in situazioni emergenziali. In realtà, "[...] se il principio precauzionale venisse applicato, l'industria del PVC scomparirebbe [...]".

Num. pages: 10

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