Riserve marine nel Mediterraneo [ Estratto ]

Pubblicazione - 15 giugno, 2006
Il rapporto di Greenpeace "Riserve marine nel Mediterraneo" segnala numerosi esempi di degrado del Mediterraneo e la necessità di una gestione efficace delle risorse, con la cooperazione di tutti gli Stati del Mediterraneo e la partecipazione delle comunità rivierasche. Deve essere avviata subito un'azione che tuteli una porzione significativa del Mediterraneo con una rete di Riserve Marine. Questa rete ovviamente deve essere affiancata e sostenuta da una corretta regolamentazione e gestione delle attività umane nel resto del bacino, in primo luogo nelle acque territoriali dei Paesi della Regione.

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Executive summary:

Il Mediterraneo è un mare ricco di biodiversità, ma al tempo stesso fragile. Esso rappresenta meno dell'1 per cento dei mari del Pianeta, ma ospita circa il 9 per cento degli organismi marini noti. Tra le cause di questa ricchezza anche il relativo isolamento del Mediterraneo che impiega oltre 70 anni per uno scambio completo delle sue acque con l'Atlantico.

La creazione di una rete di riserve marine porterebbe a una riduzione del bilancio generale degli impatti delle popolazioni rivierasche. Questa rete deve essere rappresentativa della grande diversità degli ecosistemi del Mediterraneo e secondo Greenpeace deve coprire il 40 per cento del Mediterraneo. Sappiamo che se ben progettate e ben gestite le riserve marine funzionano: il rapporto di Greenpeace cita esempi del Mediterraneo e del resto del mondo.

I governi del Mediterraneo hanno preso impegni solenni per la tutela di questo fragile ecosistema, ma i risultati non sono all'altezza delle attese. Questi impegni senza azioni concrete sono solo chiacchiere inutili: è ora di agire per salvare il Mediterraneo, un tesoro e una risorsa comune.

Greenpeace è consapevole delle difficoltà connesse alla creazione di un'ampia rete di riserve marine nel Mediterraneo, ma ritiene che esse siano un investimento necessario per evitare, come purtroppo è successo in altre aree, che si arrivi al punto di dover adottare provvedimenti ben più drastici a seguito del collasso delle risorse naturali. Anche per questa ragione, la proposta di Greenpeace vuol essere in primo luogo un invito a tutti i soggetti interessati a un confronto e a un dialogo, che crediamo sempre più necessario, sul futuro del Mediterraneo.

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