Un deserto chiamato mare

Pubblicazione - 13 luglio, 2006
Questo rapporto riferisce delle attività svolte dalla nave ammiraglia di Greenpeace - la Rainbow Warrior - nel periodo dal 14 giugno al 1 luglio. In questo arco di tempo, la Rainbow Warrior ha navigato da Genova fino alla Puglia, ha ospitato visitatori e conferenze stampa, è stata utilizzata come piattaforma per numerose immersioni, ha incontrato pescherecci che catturavano tonni e li trasferivano in gabbie e ha rinvenuto diverse tipologie di reti derivanti, illegali e non, utilizzate da imbarcazioni italiane.

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Executive summary:

Le attività della Rainbow Warrior si inseriscono nel quadro più generale della Campagna Mediterraneo e nella più grande spedizione navale mai organizzata da Greenpeace: "Un anno nella vita degli Oceani".

In Occasione dell'ottava riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione della Biodiversità, tenutasi a Curitiba, in Brasile, Greenpeace aveva proposto l'istituzione di una rete di riserve marine che copre il 40 per cento degli oceani del Pianeta. La proposta presentata a Curitiba si sviluppava, tuttavia, su una scala troppo estesa per essere applicabile al Mediterraneo, la cui superficie è inferiore all'1 per cento della superficie dei mari della Terra, pur presentando un elevato tasso di eterogeneità geo-morfologica e con un'incredibile biodiversità. Il Mediterraneo ospita quasi il 9 per cento delle specie marine note e il 25 percento delle 10.000 specie presenti si trovano solo in questo mare semi-chiuso.

Per questi motivi, Greenpeace, il 15 giugno 2006 a Genova a bordo della Rainbow Warrior, ha lanciato una proposta specifica per il Mediterraneo basata sulla creazione di una rete di riserve marine che ne tuteli il 40 per cento.

La crociera italiana della Rainbow Warrior ha evidenziato luci e ombre. L'aspetto più positivo è quello delle riserve marine che sembrano uno strumento valido nel garantire il mantenimento di una struttura complessa delle comunità biotiche: nel complesso i fondali in migliori condizioni sono risultati essere proprio quelli delle riserve marine. Il monitoraggio della Rainbow Warrior ha evidenziato una generale assenza di pesce di grande taglia, anche in siti relativamente isolati, anche se la ricchezza di biodiversità dei popolamenti osservati lascia intendere che con un minimo di tutela il mare potrebbe riprendersi. La Rainbow Warrior ha purtroppo confermato che le reti derivanti italiane, sia di tipo "spadara" che "ferrettara", continuano a essere utilizzate in violazione delle leggi nazionali, comunitarie e internazionali. Il tonno rosso è invece al limite del collasso. La Commissione Internazionale preposta - l'ICCAT - deve mettere a punto misure rigorose per tutelare questa specie. E il "ranching" non può essere la risposta adeguata visto che al momento sembra piuttosto essere un sistema per eludere le regole che limitano lo sforzo di pesca.

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