Strisce con la scritta “No carbone – livello del mare al 2040” che mostrano come aumenterebbe il livello dei mari al 2040.
IngrandisciDa Milano a Napoli, da Roma a Torino, da Venezia a Genova sono tanti i volontari di Greenpeace che nelle piazze e nelle strade stanno facendo attività di sensibilizzazione e informazione sui cambiamenti climatici.
Secondo il rapporto dell’IPCC (1) diffuso nel 2007, un aumento di +2°C della temperatura media terrestre comporterebbe la perdita della calotta polare nell’Artico, un innalzamento del livello dei mari al 2100 pari a oltre mezzo metro, la perdita del 20-30% delle specie viventi oggi conosciute, l’aumento incontrollato di malattie infettive.
Attualmente la temperatura media della Terra è già aumentata di circa un grado centigrado rispetto a 150 anni fa. Se non fermeremo l’aumento delle emissioni di CO2 entro il 2015, il Pianeta rischia di superare il punto di non ritorno.
Il carbone è la prima singola causa del riscaldamento globale, responsabile di oltre un terzo delle emissioni mondiali di CO2. La vera sfida per fronteggiare i cambiamenti climatici è impedire l’apertura di nuove centrali a carbone.
Eppure l’Italia sta boicottando gli accordi Europei sul clima proprio per fare spazio a nuovi inquinanti impianti a carbone. Sono diversi i progetti in fase di autorizzazione, oltre alla centrale di Civitavecchia, già inaugurata, c’è Fiume Santo (Sassari) e Porto Tolle (Rovigo). Ha già ottenuto parere positivo dal Ministero dell’Ambiente la centrale di Vado Ligure (Savona), contrariamente al volere della Regione Liguria.
Il Ministero dell’Ambiente continua a non difendere l’ambiente ma alcuni interessi industriali particolari. Se questo è il suo ruolo, tanto vale chiuderlo.