In Indonesia si distruggono le foreste primarie per far spazio alle piantagioni di palma da olio. E il biodiesel minaccia gli orang utan.
IngrandisciDopo che una direttiva europea ha stabilito la crescita dell’utilizzo di biomasse, il governo indonesiano ha approvato progetti per l'espansione delle piantagioni di palma da olio. È evidente che distruggere le foreste del sud-est asiatico non rappresenta la soluzione ai cambiamenti climatici.
Greenpeace sostiene l'utilizzo di biomasse come alternativa ai combustibili fossili per ridurre le emissioni di gas serra purchè provengano da agricoltura sostenibile e non provochino la distruzione di foreste primarie, che ospitano specie minacciate e molte altre non ancora conosciute.
Il taglio illegale del legno minaccia le Foreste del Paradiso e tutte le specie di animali e di piante che si trovano in queste foreste.
A partire dal 2003, i paesi europei hanno dichiarato una crescita del consumo di biodiesel del 2 per cento, crescita destinata ad arrivare al 5.75 per cento entro il 2010, e dovrebbe raggiungere il 10 per cento entro il 2020. Subito dopo l'annuncio della Commissione Europea, il governo indonesiano ha firmato ben 58 accordi, per un valore di 12,4 miliardi di dollari, finalizzati all'incremento della produzione di biodiesel, e legati all'espansione delle coltivazioni su circa un milione di ettari in Papua e Kalimantan, senza che siano state fornite indicazioni sulla salvaguardia dell'ambiente.
Le foreste indonesiane vengono distrutte all'incredibile velocità di 2,8 milioni di ettari l'anno, la più elevata al mondo. Produrre "energia rinnovabile" bruciando foreste primarie è un rischio che gli orang utan non possono correre!