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Attivisti di Greenpeace in azione al WEC contro gli investimenti ENEL 
sul nucleare a Belene e Mochovce. Il congresso è stato bloccato per 
mezz'ora per consentire la rimozione del nostro striscione.

Attivisti di Greenpeace in azione al WEC contro gli investimenti ENEL sul nucleare a Belene e Mochovce: oltre 4 miliardi di euro in fatiscenti reattori nucleari sovietici anni 70. Il congresso è stato bloccato per mezz'ora per consentire la rimozione del nostro striscione.

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Roma, Italia — Al World Energy Congress Greenpeace colpisce ancora. Dopo il blitz di domenica scorsa, oggi un nuovo striscione si è aperto "magicamente" sulla testa di Fulvio Conti: "ENEL: Do Not Export Nuclear Risk", per denunciare l’intenzione di Enel di investire oltre 4 miliardi di euro in fatiscenti reattori nucleari sovietici anni 70. Le forze dell’ordine hanno allontanato i portavoce di Greenpeace, impedendogli di parlare con i giornalisti. E il WEC è stato bloccato.
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Enel intende completare due reattori nucleari a Mochovce, in Slovacchia, e un’altro a Belene, in Bulgaria. Il primo progetto consiste in due reattori nucleari di seconda generazione senza alcun guscio di contenimento, per prevenire la fuoriuscita di materiale radioattivo in caso di incidente grave, come l’impatto di un aereo. Il secondo reattore sorgerà in un’area sismica, dove nel 1977 un terremoto provocò la morte di circa 120 persone.

La maggior parte dei reattori nucleari in Europa occidentale hanno un guscio di contenimento e i recenti progetti prevedono un doppio guscio. È inaccettabile che a Mochovce Enel intenda completare reattori obsoleti senza alcuna protezione. Non può esistere un "doppio standard".

Domenica scorsa, al WEC, due climbers di Greenpeace - mentre il Primno Ministro, Romano Prodi interveniva - hanno srotolato uno striscione con la scritta "Chiudiamo la follia nucleare. Rivoluzione Energetica subito".Romano Prodi affermava che l’Italia porterà avanti solo la ricerca nel nucleare. Ma il Governo - azionista di maggioranza in Enel con oltre il 30 per cento delle azioni - dovrebbe impedire che il Gruppo esporti all’estero lo stesso rischio nucleare a cui gli italiani hanno detto no vent’anni fa. O forse per Prodi bulgari e slovacchi sono cittadini di seconda classe? È il Governo a dirigere le scelte del Gruppo o viceversa?

Greenpeace continuerà a organizzare proteste pacifiche per contrastare una politica che - con la scusa del clima - serve solo a salvare una fonte energetica costosissima e pericolosa: il nucleare. Per fermare davvero i cambiamenti climatici occorre investire in fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica. Subito.

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Enel e nucleare: il caso Mochovce

15 Novembre 2007

L'Enel intende spendere circa 1,9 miliardi di euro per il completamento della centrale di "Mochovce 3&4", uno degli impianti più antiquati d'Europa in quanto privo del guscio di contenimento necessario a proteggere i reattori da accidenti esterni e ad evitare il rilascio di radioattività nell'ambiente. Il Governo Italiano è azionista di maggioranza dell'Enel, ma non sembra intenzionato ad ostacolare gli investimenti dell'azienda nell'impianto slovacco.

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Enel e nucleare: il caso Belene

15 Novembre 2007

La centrale nucleare di Belene in Bulgaria è uno degli impianti più pericolosi d'Europa, poiché è situato in una zona ad elevato rischio sismico, dove già nel 1977 un forte terremoto, a soli 14 metri da Belene, provocò la morte di circa 120 persone. La costruzione della centrale fu avviata nel 1985 e negli anni '90 dal Governo Bulgaro, che ritenne il progetto "tecnicamente insicuro ed economicamente non realizzabile". Nel 2004 la Bulgaria ha deciso di terminare la costruzione dei reattori nucleari di Belene. E l'Enel ha presentato un'offerta alla compagnia elettrica nazionale bulgara (NEK) per partecipare al progetto in qualità di investitore strategico.

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