Azione di Greenpeace su tre navi carboniere. Gli attivisti hanno dipinto la scritta "Coal kills climate".
IngrandisciAlla protesta hanno preso parte dieci attivisti su due gommoni con il supporto di tutto l'equipaggio internazionale - circa 30 persone – dell'Arctic Sunrise. Altre azioni del genere sono state effettuate recentemente in India, Indonesia, Spagna, Regno Unito e Israele.
Mentre i nostri attivisti sono in azione, a Bali si riuniscono i leader del mondo per parlare di clima. I risultati di questa Conferenza internazionale ci diranno se è possibile dare un futuro al Protocollo di Kyoto, mantenendo l'aumento della temperatura media del Pianeta al di sotto di +2°C, soglia di irreversibilità del fenomeno. Per fare questo è necessario che le emissioni di gas serra mondiali vengano stabilizzate al 2015, in vista di un loro dimezzamento al 2050.
E proprio in vista di Bali, Greenpeace nelle ultime settimane ha portato avanti una forte attività di denuncia contro la pericolosa dipendenza energetica dal carbone: dalla protesta in Sardegna contro Soru al blitz nella centrale Enel di Civitavecchia, dalla "visita" alla centrale di Brindisi all'azione via mare in corso contro una nave carbonifera.
L'Italia è un perfetto esempio di incoerenza politica sul tema del clima: pur appoggiando gli obiettivi di Kyoto a livello internazionale, non sta facendo nulla per ridurre le emissioni nazionali di CO2. Il Governo - azionista di maggioranza dell'Enel con il 30 per cento delle azioni - appoggia apertamente l'espansione del carbone in Italia voluto dalla Società.
Non è troppo tardi per agire, ma occorre un chiaro impegno da parte dei Governi. La vera soluzione è avviare una Energy Revolution fondata sul rapido sviluppo di fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica, oltre alla conservazione delle foreste la cui distruzione costituisce un quinto delle emissioni mondiali di gas serra.