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Attivisti di Greenpeace in azione presso l'ambasciata della Corea del 
Nord a Roma.

Attivisti di Greenpeace in azione presso l'ambasciata della Corea del Nord a Roma.

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Roma, Italia — Come da programma, la Corea del Nord ha eseguito oggi il suo primo test atomico sotterraneo, entrando ufficialmente nel club dei paesi dotati di arsenale nucleare. La deflagrazione ha causato un'onda sismica di magnitudo 3,58. Ieri a Roma la protesta di Greenpeace, che denuncia il rischio di una corsa agli armamenti nucleari in estremo oriente e nel mondo.

Il test di oggi mostra ancora una volta la debolezza del Trattato di non proliferazione nucleare e la pericolosa connessione tra ricerca nucleare, sfruttamento dell'energia atomica e armi nucleari.

La Corea del Nord – nono paese al mondo a dotarsi di un arsenale di questo tipo – non possiede, in apparenza, un sistema di armamenti a capacità nucleare effettiva: l'ultimo esperimento di prova missilistica – che risale allo scorso luglio – è stato in realtà un fallimento, mentre nel test precedente – condotto nel Pacifico – il missile era esploso in volo.

Quella di oggi è tuttavia una pericolosa provocazione che non sposta i rapporti di forza esistenti - gli Stati Uniti hanno un arsenale di 5000 ordigni atomici e missili intercontinentali pronti a colpire la Corea del Nord in ogni momento – ma crea grande tensione sul piano politico.

C'è il rischio concreto di una corsa agli armamenti nucleari: la Corea del Sud ha, ad esempio, già dichiarato di volere ottenere quantitativi di plutonio simili a quelli detenuti dal Giappone, paese che ha il più grande quantitativo di plutonio al mondo e anche la più avanzata tecnologia missilistica.

Alcuni attivisti di Greenpeace hanno inscenato ieri una protesta presso l'ambasciata della Corea del Nord a Roma, con cartelli e striscioni: la scritta "Corea del Nord: no ai test nucleari" aveva le "O" disegnate con il simbolo della radioattività.

Secondo Greenpeace la provocazione del governo coreano non deve essere raccolta. Serve una reazione moderata e le trattative diplomatiche devono andare avanti. Bisogna riconvocare il tavolo dei colloqui delle 6 Parti – al quale partecipano anche Corea del Sud, USA, Russia, Giappone e Cina – senza mai perdere di vista l'obiettivo imprescindibile del disarmo. Energia nucleare e armi atomiche non sono una soluzione, ma un problema da risolvere.

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