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Lo sfruttamento dell'energia nucleare per la produzione dell'energia 
elettrica è una scelta rischiosa che negli anni, incidente dopo 
incidente, disastro dopo disastro, ha dimostrato di non essere 
conveniente.

Lo sfruttamento dell'energia nucleare per la produzione dell'energia elettrica è una scelta rischiosa che negli anni, incidente dopo incidente, disastro dopo disastro, ha dimostrato di non essere conveniente.

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Roma, Italia — L'energia nucleare non può essere la risposta al problema del cambiamento climatico: è troppo lenta, troppo costosa, troppo pericolosa. È questa la tesi principale de "I costi economici dell'energia nucleare", un rapporto indipendente commissionato da Greenpeace che denuncia i limiti del nucleare e rilancia sulle rinnovabili.

Greenpeace presenta oggi "I costi economici dell'energia nucleare". Questo rapporto realizzato da ricercatori indipendenti analizza i retroscena della costruzione dei nuovi impianti nucleari: i costi di realizzazione che lievitano; i budget che saltano; i tempi che si dilatano; e i tanti problemi di sicurezza, spesso legati alla complessità delle nuove tecnlogie.

I dati dell'IPCC – il panel internazionale di scienziati che, per conto dell'ONU, tiene sotto controllo il fenomeno dei cambiamenti climatici – sono chiari: l'emergenza clima è una realtà in atto che richiede misure tempestive. Il nodo cruciale è la riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera. E da questo punto di vista il nucleare – con tutti i suoi limiti - non è una strada praticabile.

Secondo il rapporto - sostenuto da una recente analisi condotta dal World Energy Council, che ha mostrato come i tempi necessari per completare la costruzione di reattori nucleari è aumentato da 66 mesi nella metà degli anni Settanta, a 116 mesi per quelli costruiti fra il 1995 e il 2000 - la costruzione di una centrale nucleare può superare del 300 per cento il budget previsto e impiegare, in media, quattro anni in più per la costruzione rispetto a quelli pianificati. I lunghi periodi di costruzione sono legati alla progettazione sempre più complessa dei reattori.

L'industria nucleare non ha mai mantenuto le promesse fatte riguardo alla sua capacità di far fronte ai bisogni energetici. Questa analisi indipendente fa cadere il mito che dell'energia nucleare come fonte sostenibile e indica chiaramente che i suoi conti non quadrano.

Sullo sfondo restano inoltre le preoccupazioni sulla sicurezza di base, sullo smaltimento dei rifiuti e sullo smantellamento degli impianti esistenti.

Per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare i cambiamenti climatici, Greenpeace propone una vera e propria Energy Revolution: eliminare le fonti di energia convenzionale soggette alle fluttuazioni sempre più mutevoli dei prezzi – nucleare e combustibili fossili - e puntare su fonti rinnovabili ed efficienza energetica.

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I costi economici del nucleare

02 Maggio 2007

Questo rapporto, elaborato da un gruppo di ricercatori indipendenti, dimostra come a causa dei costi, dei lunghi periodi di costruzione, degli enormi contributi richiesti, delle preoccupazioni riguardo alla sicurezza e alle incertezze legate a tecnologie non ancora provate, le centrali nucleari rappresentino un pericoloso e costoso diversivo per le politiche di salvaguardia del clima globale. Esistono alternative molto più efficaci, sicure e meno costose come le tecnologie che usano le fonti rinnovabili e quelle che aumentano l'efficienza energetica.

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Energy [R]evolution: A sustainable World Energy Outlook [ in inglese ]

25 Gennaio 2007

Il rapporto "Energy [R]evolution: A sustainable World Energy Outlook", lanciato oggi da Greenpeace in tutto il mondo e sviluppato insieme a EREC – European Renewable Energy Council, fornisce la prima strategia globale e dettagliata su come ristrutturare il sistema energetico mondiale, consentendo un taglio delle emissioni globali di CO2 di quasi il 50 per cento entro i prossimi 43 anni.

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