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Francesco Galanzino alla North Pole Marathon. Con lo striscione della campagna Energia e clima di Greenpeace. Per chiedere una rivoluzione dell'energia. E salvare il clima.
IngrandisciFrancesco Galanzino conferma dunque il suo indiscusso valore sportivo. Conferma la sua tenacia. La sua determinazione. E la sua passione per le gare sportive estreme. Per affrontare le condizioni ambientali proibitive di uno scenario ostile come quello polare, Francesco si era allenato in una cella frigorifera, correndo a 37 gradi sotto zero. E i suoi sacrifici sono stati premiati.
Venerdì scorso l'IPCC - il panel internazionale di scienziati che tiene sotto controllo il fenomeno dei cambiamenti climatici - ha presentato il secondo di una serie di quattro rapporti sul clima che saranno diffusi nel 2007. Rispetto alle stime e alle considerazioni del rapporto precedente - diffuso nel 2001 - lo scenario attuale appare più fosco. L'aumento delle temperature, dei livelli dei mari e delle aree di siccità, le alterazioni della portata dei fiumi, la mancanza di acqua e di cibo per i poveri del mondo sono solo alcuni degli impatti previsti. E in alcuni casi si tratta di processi già in corso. Visibili in tutta la loro drammaticità.
L'Artico è uno dei luoghi del pianeta dove più evidenti sono gli effetti del riscaldamento globale. Ogni anno perde un'area di ghiacci pari all'intera Olanda e si stima che lo spessore della banchisa sia già diminuito del 40 per cento. Secondo diversi studi scientifici, entro poche decine di anni l'Oceano Artico potrebbe ritrovarsi privo di ghiaccio durante l'estate, con importanti ripercussioni sull'ecosistema polare e sui suoi abitanti, come l'orso bianco.
Quello di Galanzino è senza dubbio un grande risultato sportivo, che diventà però occasione per denunciare il problema dei cambiamenti climatici, quando è ancora possibile fare qualcosa per evitare gli effetti più catastrofici. Non si può perdere tempo.