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Francesco Galanzino, testimonial della Campagna Energia e Clima di 
Greenpeace, conclude al secondo posto il terzo appuntamento dello slam 
dei quattro deserti e taglia il traguardo del Sahara Race all'ombra 
delle piramidi, mostrando ai fotografi il nostro striscione "Save the 
Climate - Energy Revolution".

Francesco Galanzino, testimonial della Campagna Energia e Clima di Greenpeace, conclude al secondo posto il terzo appuntamento dello slam dei quattro deserti e taglia il traguardo del Sahara Race all'ombra delle piramidi, mostrando ai fotografi il nostro striscione "Save the Climate - Energy Revolution".

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Roma, Italia — Ha già percorso un milione di passi correndo nei deserti più estremi. Oggi Francesco Galanzino è pronto a ripartire: ad agosto correrà sulle orme di Marco Polo, percorrendo la parte occidentale della Via della Seta. Anche in queste terre leggendarie il maratoneta italiano porterà il messaggio di Greenpeace: agire subito per fermare i cambiamenti climatici e salvare il Pianeta.

Francesco Galanzino, testimonial della campagna Energia e Clima, è l'unico uomo al mondo che, in meno di un anno, ha attraversato le steppe del Gobi in Cina, i laghi salati di Atacama in Cile, le dune e le piramidi egiziane e i ghiacci del Polo Nord. Le sue sfide, insieme a Greenpeace, sono anche l'occasione per affrontare il problema dei cambiamenti climatici. Salvare il clima sta diventando una vera e propria "corsa" contro il tempo: se nel giro di 15 anni non riusciremo a ridurre le emissioni globali di gas serra del 30 per cento rispetto ai livelli del 1990 non saremo capaci di fermare i mutamenti del clima.

Saranno circa 70 i coraggiosi atleti che parteciperanno alla maratona. La gara attraverserà gli altopiani del Pamir, oltre 4.000 metri di quota, e la Valle di Fergana dove, per rispetto all'Islam ortodosso, si correrà completamente coperti malgrado le altissime temperature. Passerà nelle terre di Tamerlano, tra le leggendarie città carovaniere di Samarcanda, Bukara e Khiva. I concorrenti dovranno affrontare il Deserto delle Sabbie Rosse (Kyzil Koum) e il Deserto delle Sabbie Nere (Kara Koum), considerato il deserto più caldo del mondo dove, durante lo "scouting", si sono registrati 52 gradi. Ultima fatica il Deserto di Lut in Iran.

La via della seta.

Dunque per Galanzino ancora tanti deserti da affrontare, forse meno conosciuti ma sicuramente estremi, ma con la stessa missione: la denuncia del fenomeno della desertificazione. Il problema della desertificazione che avanza è uno degli effetti più spaventosi dei cambiamenti climatici. L'IPCC stima che solo in Africa saranno circa 250 milioni le persone sottoposte a forte stress idrico nel 2020 a causa della minore disponibilità di acqua.

Il nostro Paese non ha ancora presentato un piano per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Siamo in forte ritardo sulle rinnovabili ma si continua a promuovere l'uso del carbone a Civitavecchia, Porto Tolle e in Sardegna. In Sardegna vi è oltretutto un sostanziale blocco dell'eolico, la fonte rinnovabile più promettente. Proprio per contestare questo blocco Greenpeace e Francesco Galanzino hanno organizzato lo scorso aprile una "maratona eolica".

Documenti collegati

Futu[r]e Investment - A sustainable investment plan for the power sector to save the climate [ in inglese ]

06 Luglio 2007

Questo rapporto - leggi la sintesi in italiano - diffuso da Greenpeace ed Erec (European Renewable Energy Council), dimostra che produrre energia con le fonti rinnovabili e investire in efficienza costa dieci volte meno che continuare a usare combustibili fossili. Sviluppando l'eolico, il solare, la geotermica e le biomasse, non soltanto si ridurrebbero di metà le emissioni di CO2 del settore elettrico entro il 2030, ma si risparmierebbero 180 miliardi di dollari all'anno.

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