Compila il form e premi sul tasto invia. Il nostro server manderà un messaggio email al destinatario della email che inserisci contenente l'indirizzo della pagina selezionata.
Puoi anche specificare più di un indirizzo separandoli con la virgola: un.nome@unserver.com, altro.nome@altroserver.com
"Un grembo. Non un deposito chimico". Lo slogan campeggia sul pancione delle volontarie che si sono sottoposte alle analisi del sangue. Tra le volontarie anche Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.
IngrandisciCon lo slogan "Un grembo. Non un deposito chimico" sul pancione, Vittoria Polidori, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace, ha varcato questa mattina la soglia dell'Ospedale Fatebenefratelli all'Isola Tiberina, a Roma. Con lei Silvia, che insieme a Vittoria e ad altre tre volontarie, si è sottoposta alle analisi del sangue. L'indagine di Greenpeace svela nuovi dati sulla presenza di alcuni contaminanti ambientali nel sangue di donne in gravidanza. Ftalati, ritardanti di fiamma e muschi artificiali, impiegati quali additivi nei beni di consumo, sono stati rivenuti nei campioni, analizzati da un laboratorio olandese. I risultati sono pubblicati nel rapporto "La chimica in grembo", presentato oggi da Greenpeace.
"È arrivato il momento di fermare l'anarchia che regna nel mondo delle produzioni chimiche per spingere il settore verso la ricerca e l'innovazione, promuovendo in questo modo una chimica verde, che non comprometta la salute dell'uomo e la tutela dell'ambiente" afferma Vittoria Polidori. "È per questo motivo che ho deciso di sottopormi ad un prelievo di sangue, con altre quattro volontarie, per pubblicare nuovi dati sulla presenza di composti indesiderati nel nostro corpo, questa volta relativi all'Italia. Ho deciso di farlo perchè voglio capirne di più, voglio informare l'opinione pubblica, ma soprattutto voglio spingere i nostri politici, i deputati italiani alla UE ed il nostro governo, ad emanare una legge che conduca davvero ll'eliminazione dei composti potenzialmente pericolosi per noi e per i nostri bambini".
Per il dottor Giuseppe Latini, direttore dell'Unità operativa neonatologia all'Ospedale "Perrino" di Brindisi, l'impatto sul sistema ormonale può giocare un ruolo critico nel controllo della crescita nei primi stadi di vita e quindi causare effetti irreversibili sullo sviluppo del bambino. Alcune patologie possono svilupparsi solo diversi anni dopo l'esposizione chimica: anche se il danno potrebbe insorgere ad uno stadio precoce, le conseguenze sanitarie sarebbero percepibili solo in fase adulta.
Secondo Greenpeace è la dimostrazione dell'inefficacia del sistema attuale di regolamentazione delle sostanze chimiche e dell'impossibilità di gestire e "controllare in modo adeguato" i composti particolarmente pericolosi. Oggi abbiamo l'opportunità di cambiare le cose. È in corso di revisione all'Unione europea la normativa sulle sostanze chimiche, definita REACH (Registrazione, Valutazione ed Autorizzazione delle Sostanze Chimiche) che se opportunamente rinforzata potrà fornire lo strumento utile alla nostra tutela". REACH, tuttavia, è ostacolata da una potente lobby, che ha indebolito gradualmente il testo originariamente proposto, divenendo una delle proposte di legge più dibattute nella storia europea. In una "cyberazione" lanciata oggi, si chiede all'UE la rapida approvazione di tale normativa migliorata in diversi aspetti. Greenpeace, in particolare, chiede di adottare l'obbligo di sostituzione dei composti dannosi per l'uomo e per l'ambiente quando alternative più sicure siano già disponibili.
Per presentare questo nuovo rapporto non poteva esserci sede migliore dell'Ospedale Fatebenefratelli. Ne è convinto anche il professore Pietro Quattrocchi, presidente del Comitato etico dell'Ospedale, che è intervenuto sottolinenando come questa iniziativa sia importante per rinforzare l'imperativo etico di coniugare la cura delle fonti della vita con la cura dell'ambiente.Bisogna prevenire anziché intervenire solamente quando i danni sono già irreparabili.