Attivisti di Greenpeace scalano i 327 metri della Torre Effeil e stendono un enorme striscione con un messaggio sul cambiamento climatico: "Non è troppo tardi per salvare il clima!". In questi giorni si tiene proprio a Parigi la riunione dell'IPCC, il panel internazionale di scienziati che studia il cambiamento climatico. Greenpeace invita i governi di tutto il mondo a prendere in considerazione le preoccupazioni del mondo scientifico e ad agire in modo concreto per proteggere il clima, perchè è ancora possibile evitare che il cambiamento climatico diventi una catastrofe.
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Roma, Italia —
IPCC è riunito a Bangkok per discutere il rapporto "Mitigation of Climate Change", un nuovo avvertimento sulle conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici. Il clima del pianeta è al bivio. Greenpeace chiede ai governi di tutto il mondo di scegliere la strada delle fonti rinnovabili e dell'efficienza. O non ci sarà più tempo per tornare indietro.
Le decisioni prese ora sulle politiche energetiche determineranno
l'entità dei disordini climatici ai quali il pianeta sarà soggetto nei
prossimi anni: continuare nella direzione dei combustibili fossili
significherà andare verso un futuro di eventi meteorologici estremi,
siccità e instabilità sociale.
L'IPCC valuterà tutti i recenti studi sulle possibilità di ridurre le
emissioni di gas serra. Greenpeace, in collaborazione con il Consiglio
Europeo dell'Energia Rinnovabile (EREC), ha però già presentato una
strategia su come ristrutturare il sistema energetico.
La parola chiave è Energy [R]evolution: le emissioni globali di CO2
potrebbero essere dimezzate entro il 2050, investendo sulle fonti
rinnovabili e sull'efficienza energetica.
Il volume di investimenti per i nuovi impianti fino al 2030
rientrerebbe in un margine di 300-350 miliardi di dollari all'anno,
pressoché lo stesso ammontare di soldi che oggi vengono investiti in
sussidi ai combustibili fossili. Trasferire questi soldi e investirli
in fonti rinnovabili, cogenerazione ed efficienza potrebbe dimezzare le
emissioni globali di CO2, prodotte su scala globale dal settore
elettrico, entro il 2030.
Il piano energetico di Greenpeace dimostra che nel mondo ci sono fonti
energetiche sicure e rinnovabili a sufficienza. E i livelli necessari
di efficienza energetica sono a portata di mano. Tutto questo
eliminando risorse dannose e pericolose come il carbone e il
nucleare ed evitando stratagemmi tecnologici poco sicuri come la
cattura e il sequestro della CO2.