Marcello e Gianluca Leoni, i due cuochi bolognesi che hanno aderito alla campagna di Greenpeace per liberare il Parmigiano-Reggiano dagli Ogm.
IngrandisciI fratelli Leoni sono una realtà di spicco nel panorama della ristorazione italiana. Il Gambero Rosso ne parla in maniera lusinghiera. Sono tra i primi 12 giovani cuochi italiani emergenti. Insieme hanno deciso di sostenere la campagna di Greenpeace per eliminare gli Ogm dalla filiera produttiva del Parmigiano, ideando per noi una ricetta esclusiva a base di Parmigiano-Reggiano. Rigorosamente non-Ogm.
Intanto, la campagna di Greenpeace continua a raccogliere adesioni. Dopo due settimane di tam tam sulla rete, sono già più di 9.000 le email che i consumatori - attraverso il sito www.parmigiaNOgm.it - hanno inviato al Consorzio per chiedere una modifica del disciplinare di produzione a tutela della qualità e della sicurezza di uno dei prodotti italiani più famosi al mondo. Anche il cartone animato che Greenpeace ha realizzato per promuovere il sito della campagna sta riscuotendo ampio successo.
Visita il sito www.parmigiaNOgm.it.
Il Consorzio si è affannato a rispondere alle nostre denunce: con un comunicato stampa ha affermato che non c'è traccia di Ogm nel Parmigiano. Ma l'allarme lanciato da Greenpeace riguarda i mangimi e, più in generale, la sicurezza della filiera: le mucche del Consorzio mangiano soia geneticamente modificata a marchio Monsanto. In questo modo, la filiera produttiva di uno dei prodotti più famosi e rappresentativi della tradizione gastronomica italiana viene contaminata dagli Ogm.
Le alternative ci sono. La soia certificata non-ogm è sul mercato, a portata di mano. Basta sceglierla. E l'esperienza di numerose aziende italiane dimostra che, oggi, non solo è possibile, ma è anche conveniente escludere gli Ogm da tutti i passaggi della produzione. Diversi produttori di Parmigiano hanno già fatto questa scelta. Il Consorzio deve seguire il loro esempio.