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Attivisti di Greenpeace in azione a Porto Tolle per dire no al carbone e chiedere all'Enel e al Governo impegni concreti per ridurre le emissioni di CO2, rispettare gli obiettivi di Kyoto e investire seriamente sulle fonti rinnovabili .
IngrandisciGreenpeace Nuova Zelanda ha annunciato oggi che la Mighty River Power ha deciso di smantellare la centrale a carbone di Marsden B. Greenpeace insieme ad altri gruppi ambientalisti neozelandesi e ai residenti ha combattuto la centrale sin dal 2004, dopo i primi annunci dei piani di riconversione a carbone dell'impianto.
In tre anni Greenpeace ha occupato due volte la centrale, ha mobilitato un numero record di persone e ha ottenuto una vittoria storica sul piano giuridico. La Corte Suprema ha difatti stabilito che il cambiamento climatico è un fattore da considerare quando si costruiscono centrali elettriche.
Il problema del carbone riguarda anche l'Italia: tre mesi fa, gli attivisti di Greenpeace hanno occupato la centrale Enel di PortoTolle per protestare contro il progetto di riconversione a carbone dell'impianto. Una squadra di climber ha scalato la ciminiera alta 250 metri. L'occupazione è durata tre giorni e un'attivista base jumper si è lanciato col parapendio dal camino della centrale, per lanciare un messaggio chiaro: "Energy Revolution".
Secondo il rapporto di Greenpeace pubblicato la settimana scorsa la Nuova Zelanda potrebbe raggiungere il 100 per cento di energia elettrica dalle fonti rinnovabili entro il 2025: il futuro dell'energia per la Nuova Zelanda sta nelle energie rinnovabili e non certo nelle fonti fossili. La centrale a carbone è stato un pessimo investimento dei soldi dei contribuenti.