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Due orsi polari di Greenpeace chiedono al Governo Italiano di 
rinunciare al carbone, investire nelle rinnovabili e adottare 
obiettivi vincolanti per salvare il clima.

Due orsi polari di Greenpeace chiedono al Governo Italiano di rinunciare al carbone, investire nelle rinnovabili e adottare obiettivi vincolanti per salvare il clima.

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Roma, Italia — Il 20 per cento di gas serra in meno e il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili. Entro il 2020. Sono questi gli obiettivi vincolanti previsti dal testo della Merkel che il Consiglio UE ha appena approvato per contrastare il riscaldamento globale. L'Europa è all'avanguardia. Greenpeace esprime soddisfazione. Ma rimane la spina del nucleare.

L'Europa si impegna, unilateralmente, a ridurre i gas serra del 20 per cento entro il 2020 e a investire con più decisione sulle fonti alternative. Nessun Paese aveva mai preso prima d'ora un impegno così determinato: è la più importante decisione presa da due anni a questa parte - dopo la ratifica del Protocollo di Kyoto nel febbraio 2005 - in materia di lotta del cambiamento climatico.

Greenpeace è estremamente soddisfatta per questa vittoria politica, che è anche frutto della paziente opera di pressione, informazione e sensibilizzazione svolta negli ultimi anni dalle associazioni ambientaliste.

Proprio pochi giorni fa due attivisti di Greenpeace travestiti da orsi polari avevano manifestato davanti a Palazzo Chigi per chiedere al Governo Italiano obiettivi vincolanti per la promozione delle rinnovabili.

Il testo approvato è però il frutto di un compromesso molto delicato, nel quale ha senza dubbio pesato la posizione pro nucleare della Francia. Il documento proposto dalla Merkel riconosce il ruolo dell'energia nucleare nella battaglia per la riduzione dei gas serra, pur sottolineando il problema della sicurezza.

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Greenpeace ritiene che investire nel nucleare sia un atto insensato, perché l'uranio è una fonte fossile destinata a rapido esaurimento; perché i problemi di sicurezza legati allo sfruttamento dell'energia atomica sono enormi; perché non esiste al momento una procedura efficace e, nel lungo termine, affidabile per la gestione e lo smaltimento delle scorie radioattive; perché il nucleare civile non può essere separato da quello militare e investire nell'atomo significa - in ogni caso - incentivare la proliferazione atomica.

Greenpeace accoglie con soddisfazione questa svolta europea. Ma la strada da fare è ancora tanta: le attuali conoscenze scientifiche ci dicono che per fermare il cambiamento climatico si devono abbattere le emissioni mondiali di gas serra del 30 per cento entro il 2020. L'auspicio è che anche gli Usa – attualmente fuori dal Protocollo di Kyoto e responsabili di una grande quantità di emissioni in atmosfera – decidano di seguire l'esempio virtuoso dell'Unione Europea.

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