Compila il form e premi sul tasto invia. Il nostro server manderà un messaggio email al destinatario della email che inserisci contenente l'indirizzo della pagina selezionata.
Puoi anche specificare più di un indirizzo separandoli con la virgola: un.nome@unserver.com, altro.nome@altroserver.com
Come si vede dalla foto, la costruzione dei reattori di Mochovce è in stato molto avanzato: è troppo tardi per intervenire per migliorare la sicurezza degli impianti.
IngrandisciIl rapporto - redatto in ceco e tradotto in inglese - si basa su un documento del 2002 di Slovenske Elektrarne. Enel controlla Slovenske Elektrarne - la società elettrica slovacca da poco privatizzata - con il 66 per cento delle azioni.
Greenpeace denuncia, da tempo, l'assurdità del piano di investimenti Enel sul nucleare slovacco: è in gioco un investimento colossale di 1,8 miliardi di euro su una tecnologia obsoleta - si tratta di reattori sovietici di seconda generazione - che non rispetta gli standard di sicurezza occidentali.
In Germania, dopo la riunificazione, tutti i reattori di tipo sovietico - compreso uno appena entrato in funzione identico a quelli previsti a Mochovce - furono bloccati perché non era possibile adeguare la sicurezza degli impianti agli standard occidentali. In Finlandia, invece, la centrale finlandese di Loviisa fu riprogettata, aggiungendo un sistema di contenimento statunitense e un sistema di controllo di produzione tedesca.
I reattori di Mochovce.
Nel caso Mochovce non esiste un vero e proprio sistema di contenimento e, più in generale, il sistema di protezione per gli incidenti non è stato mai testato. Questo è il nodo più problematico sul piano della sicurezza. E l'esempio finlandese non può essere d'aiuto, perché la costruzione degli impianti slovacchi – la documentazione fotografica lo dimostra chiaramente – è in stato molto avanzato: non si può aggiungere, a questo punto, una struttura davvero robusta senza demolire e ricostruire ex novo ampie parti dell'impianto.
Greenpeace rimane quindi in attesa del progetto di fattibilità dell'Enel. Ma lo scetticismo è tanto. E in ogni caso questo investimento è a perdere: nessuno costruirebbe nel 2007 un reattore progettato 30 anni prima.
Nelle scorse settimane, Greenpeace ha protestato di fronte alle ambasciate italiane in Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Bulgaria; quasi 22.000 email inviate dai nostri cyberattivisti hanno inondato la segreteria del Premier Romano Prodi, chiedendo di bloccare gli investimenti dell'Enel nel nucleare sovietico a Mochovce. I Verdi Piazza e De Petris hanno inoltre presentato rispettivamente alla Camera e al Senato, due interrogazioni parlamentari per chiedere al Governo maggiori dettagli sulla vicenda.