In azione: mattina del 19 ottobre a Fiumesanto (Sassari). Seconda tappa italiana del tour contro il carbone della Artic Sunrise.
IngrandisciIl “Quit Coal Tour” - cominciato giovedì scorso con un’azione alla centrale di Civitavecchia - punta a diffondere in Europa il messaggio di una rivoluzione energetica pulita in vista della Conferenza sui Cambiamenti Climatici dell’ONU del prossimo dicembre. Fonti rinnovabili ed efficienza energetica sono fondamentali per ridurre le emissioni di CO2 e creare nuove opportunità di lavoro.
La Regione Sardegna deve rivedere la proposta del suo piano energetico e togliere ogni limite all’eolico. Questa fonte può dare occupazione sicura e pulita in Sardegna.
La Sardegna è una regione strategica per lo sviluppo dell’eolico in Italia. Nel 2007 la potenza eolica complessiva sull’Isola ha raggiunto i 367 MW, nulla a confronto dei 217 MW e dei 133 MW installati rispettivamente in Puglia e in Sicilia nel solo 2007. A causa del veto del presidente Soru, sono ancora molti i progetti bloccati e permane il limite a 550 MW, con vincolo alle sole aree industriali.
Secondo il rapporto presentato recentemente da ANEV, la Sardegna potrebbe invece installare - nel pieno rispetto del paesaggio e dell’ambiente - circa 1750 MW al 2020, dando occupazione a oltre 7.000 persone, producendo circa 3 miliardi di kilowattora (il 25% del consumo interno della regione). Prodotta con il carbone, questa energia emetterebbe oltre 2 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.
Oggi il 50% dell’eletticità in Sardegna arriva dal carbone. Greenpeace chiede di incontrare i dirigenti di E.ON Italia, per capire se il gruppo è disponibile a promuovere in Sardegna lo sviluppo dell’eolico, o continuare a puntare sulla fonte fossile con le più alte emissioni di CO2.